24/7/2007 ore: 10:13
La sindrome dell'ultima sigaretta (T.Boeri/A.Brugiavini)
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Pagina 7 - Economia L´accordo è stato salutato come una vittoria della concertazione. Ma dopo sette mesi di trattativa, senza alcun coinvolgimento dell´opinione pubblica, giungiamo a un accordo che impegna tutti, soprattutto i più giovani, ma concordato solo da Cgil, Cisl e Uil. Legittimo chiedersi: chi rappresentano Angeletti, Bonanni e Epifani, firmatari dell´accordo? E, come può Bonanni spingersi fino a chiedere "ai politici di fare un passo indietro"? Il passo indietro lo dovrebbe fare il sindacato, accettando di rivedere le regole della concertazione, lasciando un posto a tavola anche agli altri, a partire dai rappresentanti dei giovani. Molti commentatori hanno valutato l´accordo sulla base delle aspettative della vigilia; è giusto invece valutarlo rispetto alla legislazione vigente. Due i cambiamenti più importanti. Primo, è stata approvata la tabella coi nuovi coefficienti di trasformazione, proposta dal nucleo di valutazione della spesa previdenziale, prevedendo un aggiornamento ogni tre anni. Bene, anche se rischia di essere un´approvazione pro forma perché è prevista una commissione col "compito di verificare e proporre modifiche" agli stessi. Secondo, l´accordo comporta un aumento di spesa previdenziale di circa 10 miliardi di euro in 10 anni. Male, anche se questa spesa sarà interamente finanziata all´interno del sistema pensionistico. Soprattutto perché il finanziamento avverrà aumentando i contributi dei parasubordinati (fino a 3 punti di aliquota, per raccogliere 4,4 miliardi) e da tutti i contribuenti (3,5 miliardi) nel caso probabile in cui non ci fossero risparmi dal riordino degli enti previdenziali. In un paese in cui già oggi la spesa previdenziale assorbe due terzi della spesa sociale, impedendo il finanziamento di programmi di base di lotta alla povertà, bisognava finanziare l´ammorbidimento dello scalone con tagli ad altri capitoli di spesa previdenziale. Ma c´è un altro problema: siamo sicuri che le coperture trovate siano vere coperture? Quando si parla di previdenza la contabilità deve essere fatta su più generazioni, non sul bilancio annuale dell´Inps. Se aumentano i contributi oggi, domani aumenteranno le prestazioni. Soprattutto se siamo in un sistema contributivo. Delle due l´una: o l´accordo vuole sopprimere il legame fra contributi e prestazioni oppure, quelle trovate, sono coperture "da ragioniere": fanno quadrare i conti oggi, facendo aumentare il debito pensionistico domani. L´accordo scardina l´impianto del metodo contributivo, introdotto con la riforma del 1996. Introduce una giungla di scalini arbitrari, differenziati per genere, condizione lavorativa (gli autonomi potranno andare in pensione dopo i lavoratori dipendenti, le donne prima degli uomini): proprio come la riforma Maroni-Tremonti. E´ il trionfo della discrezionalità della politica. Una commissione (composta solo da Governo e "organizzazioni sindacali più rappresentative") dovrà trovare un modo di garantire "un tasso di sostituzione al netto della fiscalità a livelli non inferiori al 60 per cento" Oltre all´ambiguità della formula com´è possibile fare promesse di questo tipo in un sistema previdenziale? Ai lavoratori più giovani si aggiunge, oltre al danno, la beffa di una promessa da marinaio. Speravamo in una riforma definitiva. Ma i protagonisti di questo accordo sono, ancora una volta, afflitti dalla malattia dell´ultima sigaretta: la fumano voluttuosamente sapendo bene che non sarà l´ultima. Chi ci dice che fra un anno non ci sarà un´altra estenuante trattativa per cambiare i nuovi scalini?
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