24/3/2003 ore: 9:17
La sfiducia nel governo blocca l’economia
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domenica 23 marzo 2003
Lo scorso anno il Pil è salito dello 0,4 per cento:
la metà della media dell’Unione Europea
Anche per il 2003 non c’è da attendersi ripresa
L’Italia che non va
La sfiducia nel governo
blocca l’economia
Mario Centorrino
Non è facile, nell’affollarsi di cifre e stime sull’andamento
dell’economia italiana, offerte da più fonti, rispondere a
tre scontate domande: come è andata nel 2002; quali prospettive
si profilano per il 2003; quanto ha pesato la congiuntura
internazionale sugli andamenti dell’economia italiana?
Proviamo a farlo utilizzando i dati di consuntivo forniti dall’Istat,
riproposti e commentati sul sito La voceinfo. L’economia italiana
nel 2002 è cresciuta dello 0,4 per cento. Ed è il tasso più basso
registrato dal 1993, quando cioè l’economia entrò in depressione
ed il Pil si contrasse dello 0,9%.
Un tasso basso, ancor più se teniamo conto che su di esso ha
influito prevalentemente l’accumulazione (per gran parte involontaria)
di scorte senza la quale la crescita del Pil sarebbe stata, seppur di poco, negativa.
Seconda considerazione preoccupante: ristagna la domanda interna
(investimenti e consumi) anche per la “sfiducia” sulla sostenibilità
degli sgravi fiscali concessi o promessi.
Dunque, se crescono le scorte ma la domanda interna risulta piatta,
è difficile che, a magazzini pieni, le imprese italiane abbiano voglia
di accrescere produzione e occupazione. Una stima prevedibile,
che tiene conto di un’inattesa accelerazione nell’ultimo trimestre
del 2002, ancora però da rivedere sotto un profilo dell’attendibilità
statistica, colloca la crescita italiana per il 2003 intorno all’1%.
A condizione che le ricadute economiche del conflitto nel Medio
Oriente rimangono circoscritte. In sintesi, non c’è ripresa da attendersi
per l’anno in corso.
Ultimo quesito sul quale ragionare. Le difficoltà della nostra economia,
ripetiamo, vanno attribuite anche ad identiche situazioni di
sofferenza negli altri paesi? Stiamo ai fatti. L’Italia, nella crescita del
suo Pil, ha superato Paesi Bassi e Germania. Ma, sempre nel 2002,
la Francia è cresciuta del 1,2% (tre volte più dell’Italia), il Regno
Unito dell’1,6% (quattro volte più dell’Italia) e gli Stati Uniti del
2,4% (sei volte più dell’Italia).
Il nostro 0,4% è la metà del tasso attribuito all’intera Unione
Europea, lo stesso differenziale, può notarsi, che si è registrato in
media negli anni ’90, citati spesso come anni “infelici” dal punto di
vista del governo dell’economia.
Come tornare a crescere? Una nota di Robert Solow, diffusa sempre
nel sito già richiamato, raccomanda misure dirette a superare il
vincolo della scarsità della domanda oltre che riforme nel mercato
del lavoro e nel mercato dei prodotti. Un’annotazione interessante,
in questo senso, riguarda il fatto che negli Stati Uniti i due
contributi più importanti all’accelerazione della produttività, dopo
il 1995, sono arrivati dal commercio all’ingrosso ed al dettaglio.
Andamento della produttività cui guardare con particolare attenzione.
Nell’intera Europa il controllo dell’inflazione è stato aiutato
dalla mediazione salariale e la quota di salario sul reddito nazionale
si è ristretta. Potrà questa riduzione persistere ancora?