29/6/2005 ore: 11:47
La Cgil: oltre un milione di atipici
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S.U. MILANO • Una crescita del numero dei lavoratori precari che non ha riscontro negli altri Paesi europei. È quanto emerge da una analisi della NIdiL Cgil. Il rapporto ha quantificato per la prima volta, senza affidarsi a stime, il numero dei lavoratori collaboratori: nel 2003 risultavano essere 1.785.856, che al netto di amministratori, sindaci e revisori diventano 1.014.366 collaboratori " puri", per un reddito medio di 10.063 euro lordi l'anno. Il dato— sottolinea la Cgil— rende evidente l'inesattezza delle stime del Governo, secondo cui i collaboratori sarebbero 400mila. « Se i collaboratori fossero davvero solo 400mila — si legge nell'analisi della Nidil — il compenso annuo pro capite risulterebbe pari a 58.321 euro » . Al contrario, il reddito medio annuo lordo stimato dal sindacato è di 13.063 euro: la maggior parte dei collaboratori guadagna meno di 1.200 euro al mese, oltre la metà si attesta sotto gli 800. Nel 2004 in Italia il 70% della nuova occupazione ha riguardato lavori precari e discontinui. Inoltre — sempre secondo la Nidil— contrariamente a quanto si crede, il lavoro precario non è più una modalità di ingresso nel mondo del lavoro, ma interessa un'ampia fascia di persone fra i 30 e i 44 anni ( 44,7 per cento). Diffuso soprattutto al Nord ( 63%, anche se il dato sul Sud è falsato dalla vasta area del sommerso), il lavoro precario riguarda nel 54% dei casi le professioni intellettuali e tecniche, dunque qualificate. Il rapporto della Cgil mette in evidenza anche come il lavoro dei collaboratori, che formalmente sono autonomi, sia molto simile a quello dei lavoratori dipendenti, se non fosse che costano alle aziende il 40% in meno. L' 89% dei collaboratori lavora per una sola azienda, il 78% lavora in ufficio e il 61% non può decidere autonomamente l'orario di lavoro. Infine, aggiunge la Nidil, a due anni dall'entrata in vigore della legge Biagi, i vecchi co. co. co sono stati « travasati » nella categoria dei co. co. pro., mentre solo una minima quota è riuscita a passare al lavoro dipendente. Quanto alle tutele, la legge 30 ha introdotto alcuni obblighi ( come misure minime su malattia e maternità), ma « non sufficienti » . E, per quanto riguarda le pensioni, dopo 40 anni di contributi gli attuali collaboratori arriveranno a percepire 440 euro al mese. |