10/2/2002 ore: 12:42

L'ultimo congresso del Cinese col fantasma della spaccatura

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(Del 10/2/2002 Sezione: Economia Pag. 5)
L'ultimo congresso del Cinese col fantasma della spaccatura
retroscena
Federico Geremicca

inviato a RIMINI

FOSSE uno stadio, cio? fosse San Siro oppure l?Olimpico che si prepara per Roma-Juve, sarebbe tutto pi? facile da spiegare: la passione e il tifo che piovono gi? dagli spalti, lo sventol?o di bandiere, la ressa agli ingressi, la grande tensione perch? la partita ? difficile ma bisogna far comunque risultato. E gli errori, naturalmente. S?, si capirebbero meglio perfino gli errori. Della squadra, certo: ma anche del capitano-goleador, dell?uomo pi? rappresentativo, dell?idolo pi? amato, che - non bastasse il resto - ? all?ultima grande prova davanti al suo pubblico, e aggiunge tensione a tensione. E la tensione, si sa, a volte fa sbagliare. E invece non ? uno stadio, questo catino che trabocca di compagni e di bandiere, di musica e di pugni chiusi, di applausi e - perch? no? - di occhi lucidi e sguardi tristi: ? il Palacongressi di Rimini, dove Sergio Cofferati sta chiudendo la sua ultima assise da segretario generale della Cgil. Il resto, per?, ? precisamente coreografia da stadio. Compreso quello striscione - un lenzuolo bianco, frettolosamente tagliato a met? - sul quale qualcuno ha impresso uno slogan che spiega tante cose: ?Ci pensa Sergio?. Proprio come ?Ci pensa Del Piero?. Perch? ? questo quel che si vede bene nell?ultimo giorno dell?ultimo Congresso di Cofferati segretario: il leader, il capitano, ? amato dalla sua gente non solo perch? ? un capo. Ma perch? ? un capo vincente. Non ce ne ? pi? tanti, di capi vincenti, ad arringare il popolo della sinistra. Motivo in pi? perch? il Cinese senta per intero la responsabilit?, non voglia deludere, e giochi quest?ultima partita tutta all?attacco: affondi, finezze, contrasti. E quella voglia di strafare inevitabile in circostanze cos?. Ha sbagliato, dunque, Cofferati, a riproporre in chiusura di Congresso quel che aveva gi? detto in apertura, e cio? che nel programma di lotte contro le deleghe chieste dal governo Berlusconi deve trovar posto anche l?idea di uno sciopero generale? S?, forse ha sbagliato: ma ? quello che la sua gente gli chiedeva dagli spalti, ? il passaggio pi? applaudito in questo giorno che pare d?addio, e se la faccenda ripropone l?annosa questione di cosa sia e cosa debba fare davvero un leader - se orientare e guidare le masse oppure assecondarne e non tradirne le pulsioni - insomma, se anche si ripropone questa vecchia questione, dicevamo, ? chiaro che Cofferati ieri non poteva far altro che ripetere: ?Sciopero generale?. Per coerenza. Per assenza di sostanziali fatti nuovi. E anche per non tradire, proprio all?ultima uscita, la sua fama di capo duro, granitico e vincente. D?altra parte, come si stanno muovendo gli altri attori di questa partita dall?esito incertissimo? Vediamo il governo. Dice Cofferati: ?Alla concertazione vogliono sostituire, con espressione mutuata, il dialogo sociale: che sarebbe che ti convocano il gioved? a palazzo Chigi per dirti che cosa vogliono fare il venerd?. E non te la dicono nemmeno tutta... Del resto, io non ho mai visto un governo che appena insediato si pone come primo obiettivo quello della divisione dei suoi interlocutori sociali; anzi, l?isolamento dell?organizzazione maggiore?. E vediamo, poi, gli ?amici? della Cisl e della Uil. Annota Cofferati, parlando a Pezzotta e Angeletti: ?Io non capisco perch? non si possa fare come si ? fatto per il pubblico impiego... Cio?, voglio dire che a fianco di una iniziativa politica occorre che - come di solito fanno i sindacalisti - sia in campo una proposta di iniziative di lotta, nelle quali ci sia anche lo sciopero generale. Perch? non si pu? fare? Cambiare idea ? legittimo, ma se avete cambiato idea ditelo e spiegate perch?. In partite cos? complicate - e dov?? in gioco la possibilit? di un?altra drammatica rottura dell?unit? sindacale - non ? che tutto possa esser sempre detto e spiegato alla luce del sole. Se anche lo pensasse, per esempio, Cofferati non potrebbe mai render pubblici i dubbi che probabilmente nutre nei confronti dei ripetuti e pi? o meno segreti incontri tra l??amico? Pezzotta e Gianfranco Fini. In quattro e quattr?otto - e tirando fuori, imprevedibilmente, un mucchio di soldi - s?? chiuso il contratto dei dipendenti pubblici, categoria cui guardano da sempre, con estremo interesse e un occhio di riguardo, sia la Cisl che gli eredi del Msi. Il vicepremier ha messo su un piatto i quattrini: cos?ha chiesto che venisse messo sull?altro? E poi: perch? Cisl e Uil hanno fatto cos? interamente propria l?accusa che il governo scaglia contro il Cinese? ?Fin quando lo dice Maroni che faccio il politico e non il sindacalista, passi pure - confidava l?altro giorno Cofferati a un suo stretto collaboratore -. Ma che questa cosa la ripetano anche loro...?. Comunque sia, quel che si vede chiaro ? che saranno mesi assai complessi quelli che separano il Cinese dall?annunciato addio alla Cgil (fine giugno, parrebbe). Se la faccenda non trova una qualche sistemazione, il bivio che potrebbe pararsi di fronte a Cofferati ? di quelli non proprio esaltanti. Infatti, non dev?essere allettante la prospettiva di passare alla storia come il segretario di una nuova (e drammatica) rottura sindacale: ma anche esser ricordato come il capo Cgil che permise la cancellazione dell?articolo 18 non ? cosa simpatica da raccontare domani ad amici e nipotini. Ma tant??. Se uno dei tre soggetti in campo - Cofferati da una parte, governo dall?altra, e Cisl e Uil da un?altra ancora - non inizia a mutare posizione, la prospettiva di dover scegliere tra la classica padella e l?ancor pi? classica brace, per il Cinese si fa concreta. Lui, ovviamente, spera che il movimento, il disgelo, veda protagonisti i tre sindacati. Sul fatto che il governo possa invece cambiare idea sull?articolo 18 e il resto - a meno di non esser pressato, appunto, da tutte e tre le organizzazioni sindacali - ripone poche speranze. Non a caso nel comizio tenuto ieri nel catino di Rimini ha pesantemente attaccato il ministro Maroni ironizzando in pi? passaggi sul presunto pressappochismo dell?esecutivo. ?Ci propongono cose incredibili - ha detto tra gli applausi - e naturalmente dicono che lo fanno per il bene dei lavoratori...?. E a spiegare quanto poco ci creda, e quanto - anzi - sia preoccupato, ha letto ai 10 mila del Palacongressi pochi versi di Tonino Guerra: ?Cara, tu dici che ami i fiori e li strappi ai campi; cara, tu dici che ami i pesci e poi li mangi; cara, quando dici che mi ami e io mi preoccupo...?. Applausi e risate in sala. Ma ? cosa di un attimo. Poi, il Cinese rinfodera i versi e risguaina la temuta spada.

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