Industria e servizi: stabili 1 posti vacanti
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Industria e servizi hanno posti vacanti, dice l`Istat. I tassi che sono stati diffusi dall`istituto di statistica sono fisiologici, interpreta la Cgil. C`? un problema di mismatch tra domanda e offerta, sostiene laUil. Mavediamo cosa dicono i dati: nel quarto trimestre 2010 il tasso di posti vacanti sul totale dell`industria e dei servizi ? pari allo 0,6%I.: rispetto al quarto trimestre del 2009 questo significa un aumento dello 0,1 per cento.
Nell`industria il tasso di posti vacanti ? pari allo o,5%, superiore di 0,2 punti rispetto allo stesso periodo dell`anno precedente; nei servizi risulta pari allo 0,7%, sempre in aumento di 0,2 punti. All`interno dell`industria, rispetto al quarto trimestre del 2009, il tasso dipostivacanti ? aumentato di 0,2 punti percentuali sia nelle attivit? manifatturiere che nelle costruzioni, mentre ? diminuito di o,5 punti percentuali nelle attivit? di fornitura di acqua, reti fognarie, gestione dei rifiuti e risanamento. Nel terziario, il maggiore aumento rispetto al quarto trimestre del 2009 (+0,4%) riguarda il commercio e le riparazioni. All`opposto, una diminuzionetendenziale dello o,1% si ? registrata
nei servizi di alloggio e ristorazione.
Negli anni pre crisi ?la percentuale era pari a circa l`ido?, ricorda il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni.
Naturalmente in tempo di crisi ?ogni possibilit? deve essere al massimo sfruttata?, continua il sindacalista e lo o,5% rilevato dall`Istat ? il segno che ?pu? esserci un problema di mancanza di personale specializzato per quelle mansioni,
non ? dato conoscere n? la qualit? del lavoro n? il tempo di rapporto di lavoro offerto, ma trattandosi di imprese sopra i 10 addetti molte avrebbero la capacit? di formarlo?. Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, osserva invece
che ?anche se sembrerebbe un paradosso, non abbiamo abbastanza personale professionalizzato?. Secondo Angeletti
?nel nostro paese, che al di l? di quello che si dice ha un`industria competitiva e avanzata sul piano tecnologico, occorrono persone che hanno competenze adeguate, soprattutto dal punto di vista industriale?. Inoltre, ha spiegato, ?gli istituti professionali non producono pi? tanti periti industriali rispetto a quelli di cui si avrebbe bisogno?. D`altra parte, per il leader dellaUil, ?non ? un caso che in Italia ci siano 3,5 milioni di persone immigrate che lavorano.
E non ? che tutte facciano le badanti?.
Una ricerca della Fondazione Leone Moressa ha per? evidenziato che ?la crisi ha lasciato senza lavoro 110mila stranieri
dal 2008, quasi due volte in pi? rispetto al numero diingressi previsti per lavoro extracomunitario stagionale, le cui domande di nulla osta partono oggi. Tra tutti i soggetti che hanno perso lavoro in Italia, il 26,7% ? straniero?. Per effetto della crisi in Italia si contano oltre 265mila.disoccupati stranieri e nell`arco dell`ultimo biennio il numero ? aumentato del 7o,6%, pari a nomila unit?, di cui 83mila solo al Nord. Ci? significa che un nuovo disoccupato su
quattro ? straniero (26,7%); nel NordOvest l`incidenza ? ancora pi? elevata (35,6%). Attualmente il tasso di disoccupazione straniero si attesta all`u,4%, contro una media degli italiani dell`8 per cento.