4/12/2002 ore: 11:08
In Lombardia 25mila posti a rischio
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4 dicembre 2002
La Cgil denuncia la Regione: non ha una politica per la ricerca e l’innovazione
In Lombardia 25mila posti a rischio
MILANO Formigoni si fa tanto bello
con l’ecologia, che ama sbandierare
anche per Arese: «Ma è solo propaganda».
gli replica la segretaria della
Cgil lombarda Susanna Camusso:
«La Regione esca dalla propaganda
e dica quale modello di sviluppo
intende attuare, con quali strumenti
e come pensa di riqualificare la
ricerca e l’innovazione. Altrimenti
il nostro declino è già scritto».
Segni di resa nella terra ricca del
Paese sono i circa 25 mila posti a
rischio in decine e decine di aziende,
vertenze datate che si trascinano
come l’Italtel ma in gran parte nuovi
collassi tra cui Arese e Marzotto
di Manerbio, le vistose crepe della
new economy, vedi Planetwork, lo
spezzone bancario con in testa Banca
Intesa e la vicenda Pharmacia,
l’importantissimo centro farmaceutico
di Nerviano - con circa 800
ricercatori che lottano contro il cancro
- messo in forse dai processi di
fusione tra giganti del settore.
Camusso: «Ragioni di crisi tra
loro diverse ma accomunate dalla
rinuncia alla competitività: vicende
finanziarie, oppure di concentrazioni,
o ancora di acquisizioni da parte
di terzi come General Motors, determinano
l’impoverimento del patrimonio
industriale». Se poi ci si cala
nel «modello lombardo» - prosegue
Susanna Camusso - allora si svela la
fragilità di una Lombardia in apparenza
tranquilla dove un sindaco
può pensare di trasformare lavoratori
specialisti in tassisti o ausiliari
del traffico: «Invece siamo una regione
colpita pesantemente: la ricerca
che potrebbe riqualificarla è penalizzata
dalla Fiananziaria e dalla
mancanza di una politica regionale
per lo sviluppo». Si aggiunga il maltempo:
«La crisi del territorio e delle
infrastruture sta mettendo a rischio
molte aziende piccole e medie
che non possono sopportare di restar
fuori gioco per molto tempo».
Per tutte queste concause «tra
breve la Regione non avrà risorse
sue per reggere i problemi occupazionalin
nè dispone di strumenti né
regionali nel nazionali per impedire
il declino delle produzioni di qualità».
Il caso Fiat può peggiorare le
dimensioni e la qualità della crisi.
Come reagire? ««Certo non a
prescindere da scelte di politica industriale
e di sviluppo: non si può
affrontare questa fase come una
congiuntura, né illudersi che un Paese
che non cresce possa risolvere la
questione occupazionale. Inoltre la
Lombardia si sta impoverendo sul
piano culturale, con tassi molto alti
di abbandono scolastico. Se si trascura
la scolarizzazione e la formazione,
allora si costruisce una manodoperta
debole: a breve avremo
non solo il problema storico della
ricollocazione dei lavoratori cinquantenni
ma anche la ricollocazione
dei giovani che, avendo interrotto
troppo presto gli studi, non hanno
strumenti per la loro qualificazione.
Per questo motivo il modello
Moratti-Formigoni del tirocino mostra
la corda: propone la debolezza
sul mercato invece che puntare sulla
forza e sulla prospettiva».
g.lac.