28/11/2002 ore: 11:18
In arrivo fondi pensione regionali
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28 novembre 2002
In arrivo fondi pensione regionali
ROMA. Previdenza pubblica nazionale «uguale per tutti» e fondi pensione
definiti dalle parti sociali ma anche sempre più regionalizzati. Non si tratta di una nuova ricetta federale ma del piano di riassetto del sistema previdenziale che diventerà operativo quando la delega pensioni sarà approvata dal Parlamento. Ad affermare a chiare lettere che l’impalcatura previdenziale sarà rimodellata tenendo conto dei nuovi canoni del federalismo è il ministro del Welfare, Roberto Maroni. Che sottolinea: nella delega c’è già tutto quello che serve. Il grimaldello per aprire la porta della
"previdenza federale" è rappresentato, secondo il ministro, oltre che dalla
riforma del Titolo V della Costituzione, dalla destinazione del Tfr maturando alla previdenza integrativa: «Sarebbe garantito un flusso di 12
miliardi À l’anno». Ed «è chiaro — sostiene Maroni — che la nascita e la
definizione dei sistemi di previdenza complementare debbano essere fatti
anche dalle Regioni o per lo meno di concerto con le Regioni».
La strada che il Welfare intende percorrere, dunque, è quella federale
introducendo anche meccanismi differenziati tra Regione e Regione.
Ma la Cgil va subito all’attacco e definisce «inaccettabile» la decisione di
Maroni: è un’idea da gabbie previdenziali.
Per il ministro però la scelta è obbligata: «La forte diversificazione
dei problemi e dei bisogni previdenziali delle diverse aree del Paese
possono essere affrontate solo con un sistema federalista».
Differenziazioni che, sul versante della previdenza obbligatoria, emergono
in modo inequivocabile dal terzo rapporto su «Contributi e pensioni
Inps regione per Regione», curato dal sottosegretario al Welfare, Alberto
Brambilla. Basti pensare che nel 2000 al Sud valeva 920 € pro capite
lo squilibrio tra contributi versati e pensione incassata mentre al Nord la
forbice si restringeva a 379 € al Centro e a 285 € al Nord.
Fondi pensione regionalizzati e differenziati. Il piano Maroni, che si
rifà al modello inglese, poggia su tre pilastri: la componente pubblica; la
previdenza integrativa individuale; i fondi pensione collettivi.
In quest’ultimo caso è previsto un doppio binario: fondi "classici" definiti dalle parti sociali e fondi regionalizzati da attivare anche sulla base delle diverse realtà territoriali. Secondo il ministro, infatti, la previdenza integrativa "federale" potrà essere definita anche dalle Regioni tenendo conto del costo della vita e delle diversità tra le stesse Regioni.
Il tutto dovrebbe decollare con l’entrata in vigore della delega.
A quel punto le Regioni avranno un ruolo "strategico". A fare da apripista
sono stati già, in qualche modo, il Trentino Alto Adige (con l’esperienza
di Laborfonds) e il Veneto dove è nato, da un’idea della Cisl e della
Federazione degli industriali, il fondo Solidarietà Veneto. E anche in Friuli
la questione è stata già affrontata.
Rapporto Brambilla: al Sud troppa assistenza. Il Sud riceve più pensioni di quanti contributi versa: il 27,5% delle prestazioni contro il 14,6% delle entrate totali. E sempre nel Mezzogiorno si concentrano i trattamenti assistenziali che superano i versamenti del 158 per cento. Anche se, complessivamente, nel rapporto tra contributi e prestazioni il deficit maggiore si registra in Liguria con uno squilibrio negativo di 2.042 euro pro capite. È quanto emerge dal rapporto Brambilla in cui viene analizzato lo stato di salute del sistema previdenziale a livello territoriale a tutto il 2000. Nello studio si evidenzia che le otto regioni del Sud accusano un deficit di 19,1 miliardi À , pari al 64,2% del totale, contro i 4,2 miliardi di quelle del Centro (10,3%) e dei 7,2 miliardi degli enti del Nord (25,5%).
In generale, le Regioni settentrionali versano il 64,4% dei contributi totali,
quelle dell’Italia centrale il 20,8% e le Regioni meridionali il 27,5 per
cento. Quanto alle pensioni di anzianità il primato spetta al Nord con il
70,25% dei trattamenti erogati (il 16,1% al Centro e il 13,6% al Sud).
MARCO ROGARI
La mappa territoriale delle pensioni
| Regione |
Saldi tra entrate e uscite (in mln € ) |
Spesa "pro capite" non coperta da contributi (valori in € ) |
Regione |
Saldi tra entrate e uscite (in mln € ) |
Spesa "pro capite" non coperta da contributi (valori in € ) |
| Piemonte | –2.549,8 | –602 | Campania | –4.739,5 | –824 |
| Valle d’Aosta | –88,0 | –740 | Puglia | –3.947,9 | –971 |
| Lombardia | –598,0 | –67 | Basilicata | –593,0 | –985 |
| Liguria | –1.885,7 | –2.042 | Calabria | –2.352,8 | –1.155 |
| Trentino A.A. | 13,4 | 3 | Sicilia | –5.054,9 | –999 |
| Veneto | 311,6 | 266 | Sardegna | –1.189,7 | –727 |
| Friuli V.G. | –753,3 | –469 | Non ripartite | 0,0 | — |
| E. Romagna | –1.691,0 | –429 | Totale Italia | –30.504,2 | –533 |
| Toscana | –2.181,2 | –623 | Nord | –7.241 – | –285 |
| Umbria | –704,4 | –850 | Centro | –4.169,138 | –379 |
| Marche | –793,6 | –547 | Sud | –19.094,130 | –920 |
| Lazio | –489,9 | –94 | %Nord | 23,74 | — |
| Abruzzo | –909,6 | –716 | % Centro | 13,67 |
— |
| Molise | –306,8 | –942 | % Sud | 62,60 — | — |
Fonte: Rapporto Brambilla