14/11/2002 ore: 10:35
Il Welfare locale a rischio, non ci sono più soldi
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14 novembre 2002
analisi Cgil
Il Welfare locale a rischio non ci sono più soldi
Raul Wittenberg
ROMA Anche sul fronte dei trasferimenti
dovuti, il governo nazionale
sta effettuando una sorta di strangolamento
delle autonomie locali.
Tanto che per pagare le tredicesime,
dovranno ritardare ulteriormente
i pagamenti ai fornitori. Dopo
le prime erogazioni, sono stati
bloccati i trasferimenti di risorse
stanziate e degli arretrati, specialmente
per la Sanità. La situazione
già difficile oggi sarà drammatica
nel 2003, un po’ meno nel 2004,
gravissima nel 2005, quando le Regioni
in scadenza elettorale saranno
costrette a tagliare drasticamente
i servizi costringendo i cittadini
a pagarseli presso i privati. La denuncia
è venuta dal segretario confederale
della Cgil Achille Passoni
in un convegno in cui il sindacato
dei pensionati Spi faceva il punto
sul welfare a livello locale. Abbiamo
verificato. E’ vero. Dal mese
scorso i comuni aspettano la terza
rata dei trasferimenti dovuti per
3.500 milioni di euro. Ne è arrivato
un anticipo mediamente del
10%, per gli altri 3,1 miliardi l’incertezza
è assoluta.
Pesante è la condizione delle
Regioni per la Sanità, la maggiore
voce di spesa. Si tratta degli impegni
assunti con stanziamenti effettuati
per legge Finanziaria, seguiti
all’accordo dell’anno scorso sul ripiano
dei disavanzi, sul rifinanziamento
della spesa, sul riparto per
il 2002. Dopo le prime erogazioni,
mancano attualmente all’incasso
14,1 miliardi di euro. Ogni mese
di ritardo, sono 615 milioni in più.
Il buco non fa differenza fra Regioni
amministrate dal centro sinistra
o dal centro destra. Dal ministero
dell’Economia l’Emilia Romagna
aspetta 1.182 milioni di euro, il
Lazio circa 2.360 milioni. Per
l’Emilia Romagna il credito rappresenta
il 20% della spesa sanitaria
regionale annua, una spesa per il
70% assorbita da uscite fisse per
stipendi e farmaci. Quindi la mancanza
di liquidità si scarica sui fornitori
con nove mesi di ritardo nei
pagamenti, destinati a crescere per
accantonare le tredicesime.
Dal rapporto dello Spi, che il
27 novembre terrà a Roma una
manifestazione nazionale contro
la Finanziaria, emerge il rischio di
uno svuotamento della riforma
dell’assistenza varata nel 2000 con
la legge 328, mentre dal 2001 le
Regioni hanno ridotto gli stanziamenti
sociali (anziani, infanzia,
tossicodipendenza, handicap) rispetto
al 2000 da 2,3 a 2,2 miliardi
di euro, come la quota sul loro
bilancio dal 2 all’1,8%. Il sindacato
chiede tra l’altro la definizione
dei livelli essenziali e uniformi delle
prestazioni sociali.