6/3/2003 ore: 12:24
Il nemico da combattere? Il sindacato
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6 marzo 2003
Il nemico da combattere?
Il sindacato
Nei documenti del “partito armato” espressioni di condanna e di disprezzo nei confronti di Cgil, Cisl e Uil
Gianni Cipriani
ROMA Il sindacato nel mirino dei terroristi?
Per chi conosce le Brigate
Rosse e le opinioni (chiamiamole così)
dei vari gruppi-satellite che si riconoscono
nel progetto di costruzione
del “Partito comunista combattente”
non esistono dubbi di sorta. Fin troppo
ovvio. Chi ha letto le rivendicazioni
dell'omicidio di Massimo D'Antona
- che della Cgil era consulente - e
quella dell'omicidio di Marco Biagi
ha trovato moltissime frasi di condanna
e di disprezzo nei confronti di
Cgil, Cisl e Uil.
Eppure, tra il marzo del 2002 (omicidio
Biagi) e il marzo 2003 (sparatoria di Terontola)
il “partito armato” aveva avuto occasione di
far giungere il proprio messaggio per cercare
di convincere i “rivoluzionari” che uno dei veri
nemici da combattere era il sindacato.
Messaggi chiarissimi. Ben più eloquenti
dei tanti attentati alle sedi confederali,
soprattutto in quelle della Cisl.
Documenti quasi ignorati dai mass media e
dall'opinione pubblica che - al contrario - sono
stati attentamente studiati dagli esperti
dell'antiterrorismo che ne hanno ricavato la
certezza che le Br-Pcc si sarebbero
mosse nel “solco” delle operazioni
D'Antona e Biagi, cercando di delegittimare
il sindacato.
Ma cosa dicevano gli ultimi documenti?
Uno, firmato dai Nta (Nuclei
territoriali antimperialisti) era tutto
dedicato alla Lega delle Cooperative.
Ed in un passaggio significativo diceva:
«Compito di una forza rivoluzionaria
come le Nta è di alzare il livello
del conflitto di classe al fine di ricostruire
i livelli necessari allo sviluppo
della guerra di classe di lunga durata,
obiettivo da realizzare tramite una
ramificazione capillare del movimento
atto a colpire responsabilità politiche,
sindacali, nonché di quelle parti
sociali rappresentanze principali dell'
economia italiana nei loro apparati
decisionali responsabili, senza escludere
attacchi diretti al capitale». Frasi
eloquenti. Che fanno il paio con alcune
considerazioni contenute nel documento
fatto pervenire dal Nucleo
Proletario Combattente (collegato alle
Br-Pcc) per rivendicare lo scorso
agosto un attentato contro la sede di
“Obiettivo lavoro”, a Firenze: «La sigla
del Patto con il governo e la Confindustria
non è stata affatto un cedimento
da parte di Cisl e Uil, ma un
loro interesse. Ed è altrettanto chiaro
che l'impostazione testimoniale, dispersiva
o addirittura passiva, invece
che di effettivo contrasto, data dall'
apparato della Cgil all'opposizione alla
delega, deriva dal rapporto neocorporativo
che questo sindacato ha in
generale con i padroni e con le istituzioni
di governo». I sindacati “traditori” del proletariato,
dunque. E Sergio Cofferati? Qual è il giudizio
sull'ex segretario della Cgil che
in questo ultimo anno è stato accusato
di aver in qualche modo ispirato i
brigatisti e di avere una sorta di responsabilità
morale nell'omicidio di Marco Biagi?
Un documento scritto da un'organizzazione
come i Carc, che pur accusando le Br-Pcc di
deriva militarista teorizzano apertamente
l'abbattimento dello Stato dopo la
rottura rivoluzionaria, non ha bisogno
di molti commenti: «Se le rivendicazioni
delle masse popolari resteranno
nelle mani di Cofferati, dei sindacati
di regime e dell'opposizione
parlamentare, Berlusconi potrà dare
ai padroni la dimostrazione e le soddisfazioni
che essi si aspettano e con
questo consolidare la sua maggioranza
e la sua presa sul potere».
Insomma, basta studiare la produzione
brigatista e “rivoluzionaria”
per comprendere come in quegli ambienti
i sindacati soprattutto la Cgil
- sono considerati componente di
quella sinistra “revisionista” che ha abbandonato
il dogma della dittatura del proletariato e parte
ntegrante di quella “borghesia imperialista”
che deve essere spazzata via a colpi di pistola.
E Cgil, Cisl e Uil, dunque, come tutti i “traditori”,
sono più nemici del “nemico naturale”, ossia la
destra politica e il mondo dell'imprenditoria.
Tutto ciò, come detto, è ciò che si è andato
sostenendo dopo l'assassinio di Marco Biagi.
Se poi si analizzano i mesi che
hanno preceduto l'assassinio del professore
di Bologna, si può vedere come
gli esperti di “intelligence” abbiano
concluso che le Br-Pcc hanno scelto
non per un caso la vigilia della
grande manifestazione della Cgil per
entrare in azione. Perché? Un tentativo
di inserirsi nel “dibattito” politico
con la forza delle armi. Un'azione di
oggettiva provocazione, che risponde
alla logica brigatista della
“disarticolazione” del fronte avversario,
per far esplodere quelle contraddizioni
che, secondo i teorici del partito
armato, potrebbero rappresentare
la premessa per una nuova stagione
di lotta di classe e per il rafforzamento
del “partito comunista combattente”.
Dall'omicidio D'Antona in poi,
dunque, le Br-Pcc non hanno mai
smesso di interrogarsi su come rappresentare
una alternativa ai sindacati
(Cobas compresi) ed ostacolarne i
progetti, soprattutto se raccolgono
un generalizzato consenso, come la
battaglia sull'articolo 18. Come? In
questi giorni è stata più volte rilanciata
la tesi - pericolosissima - della talpa.
Come dire che in qualche sede
confederale esisterebbe il “grande
vecchio” di questa nuova stagione
eversiva. Una tesi che rimbalza da
quattro anni, ma che non è mai stata
dimostrata. Anzi, se da un lato questa
“diceria” è diventata utile strumento
per chi cerca di delegittimare
l'azione sindacale, c'è anche da dire
che - con la parziale esclusione di
alcuni passaggi di un documento dei
Nipr - tutti gli elementi contenuti
nei testi brigatisti potevano benissimo
essere frutto di un buon lavoro
di controinformazione che un militante
politico di livello sarebbe in grado
di fare. Del resto, sbaglia chi crede
di identificare i brigatisti in semplici
assassini. Loro - che pure assassini
sono - si considerano a tutti gli effetti
“dirigenti politici” e non
“guerriglieri”. E trascorrono la maggior
parte del tempo a studiare e ad
informarsi, più che a sparare. Poi i
risultati di tanto studio sono farneticanti.
Ma questo è un altro discorso.