26/4/2005 ore: 11:10
I sindacati tra voglia di rivalsa e nuovi accordi
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sezione: IN PRIMO PIANO - pag: 2 È questa analisi che fa rialzare la testa a un sindacato appannato dopo quattro anni di Governo Berlusconi, umiliato da episodi anche recenti. L'ultimo è stato sul pubblico impiego. Dopo un anno e mezzo dalla scadenza dei contratti pubblici, l'Esecutivo non ha neppure aperto una trattativa su un atto dovuto. Niente: l'offerta del Governo è stata di 95 euro, forse, « qualche euro in più » . Prendere o lasciare. Uno schiaffo per il sindacato che si è visto privato anche del ruolo vitale, quello della contrattazione. Non bastava il " dialogo sociale" ad aver segnato confini diversi rispetto a un passato di concertazione. Con il bipolarismo, con una maggioranza di centro destra schiacciante in Parlamento e un Governo forte, il sindacato è stato facilmente messo da parte. Ma è diventato un ostacolo anche quando è stato difficile nella Cdl trovare una mediazione tra An e Udc da un lato e la Lega dall'altro. I conflitti della coalizione toglievano spazio anche alla trattativa con le parti sociali che avrebbe rimesso in discussione equilibri troppo precari. È quello che è successo per il decreto competitività, per esempio, che è stato " letto" alle parti sociali e non negoziato. Mercoledì prossimo, in una riunione tra le segreterie di Cgil, Cisl e Uil si farà una valutazione del nuovo Governo e decidere lo sciopero sui contratti pubblici nell'assemblea prevista per il 28 aprile. A voler forzare i rapporti con il Governo è certamente la Cisl di Savino Pezzotta che ha lanciato l'idea di una « coalizione sociale » per rilanciare il programma del sindacato. « Questa crisi politica — spiega Pezzotta — rimette in primo piano gli interessi del lavoro dipendente e dell'impresa: quindi, tornano in gioco i sindacati e le associazioni come Confindustria. Non sono convinto che ci sarà un cambiamento ma credo che per determinarlo, dopo la sconfitta elettorale, debbano essere le parti sociali a sfidare la politica. Penso a una coalizione sociale che indiche due o tre priorità: il Sud, il costo del lavoro e la tutela dei redditi, le famiglie. Occorre che sindacato e impresa compattino i rispettivi interessi su pochi temi per imporli nell'agenda politica». In Cgil l'analisi è un po' diversa. « Non ci saranno nuovi margini per il sindacato per due fattori fondamentali. Il primo è politico: l'equilibrio nella coalizione di maggioranza resterà sempre instabile quindi la mediazione la troveranno tra di loro e non con le parti sociali. L'altro fattore è economico: la situazione disastrosa dei conti pubblici non darà margini concreti e sufficienti per una vera trattativa con sindacati e imprese » , spiega Nicoletta Rocchi, segretario confederale Cgil. La rinuncia alla riforma fiscale è, dunque, una rivincita per il sindacato. Ma potrebbe essere solo una bandiera. Perchè c'è perfino il timore di non poter rinnovare i contratti pubblici con aumenti decorosi. E anche il negoziato sul costo del lavoro, temono si possa risolvere solo in un intervento sull'Irap dopo le condanne dell'Europa. Insomma, per le tre confederazioni si profila un riscatto politico — sulle priorità individuate e sugli interessi rappresentati — ma scarsi risultati sindacali. |