20/5/2005 ore: 11:13
I sindacati sferzano il premier: «Non si può essere così sleali»
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Pagina 11 - Economia IL RETEOSCENA Berlusconi dice che sugli statali i ministri non avevano la delega a trattare e a Palazzo Chigi si sfiora la zuffa I sindacati sferzano il premier «Non si può essere così sleali» Epifani: "Perché non avete detto niente sul nuovo contratto della Regione Sicilia?" Berlusconi e il sottosegretario Gianni Letta da una parte, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Adriano Musi (il numero due della Uil) dall´altra. Intorno tanti spettatori. Alcuni imbarazzati, estranei ma indirettamente interessati alla vicenda, come il presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, e i suoi due vice Marco Tronchetti Provera e Andrea Pininfarina; e come il presidente della Confcommercio, Sergio Billé. Altri silenziosi, ma, pur sempre, co-protagonisti: i vicepremier Gianfranco Fini e Giulio Tremonti, il ministro dell´Economia, Domenico Siniscalco, i ministri della Funzione Pubblica, Mario Baccini e dell´Agricoltura, Gianni Alemanno. I fatti. Nella notte tra il 10 e l´11 maggio in un elegante albergo del quartiere Parioli di Roma, Siniscalo, Letta, Baccini e Alemanno, raggiungono con i sindacati un´ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego, scaduto ormai da 17 mesi. Le parti si lasciano con l´impegno del governo di fare alcune verifiche e poi chiudere il giorno dopo. Le verifiche si traducono in un secco no di Berlusconi (sostenuto dalla Lega) che arriva a parlare di richieste «irresponsabili» da parte di Cgil, Cisl e Uil. L´accordo salta, i sindacati sbraitano, ma solo a distanza. Ieri l´hanno fatto senza mediazioni. «Noi saremmo gli irresponsabili? - ha gridato il leader della Cgil Epifani- Abbiamo accettato una proposta del ministro dell´Economia, cioè di chi dovrebbe avere la responsabilità dei conti pubblici. Se così fosse sarebbe un principio di slealtà di cui tener conto. E come mai, presidente, lei non ha detto nulla contro il rinnovo a 138 euro per i dipendenti della Regione Sicilia?». È lì che con nonchalanche Berlusconi l´ha messa così, da neofita come egli stesso aveva ammesso il giorno prima di bon ton nelle relazioni sindacali: «C´è stato solo un misunderstanding, i ministri seduti al tavolo non avevano il mandato...». Letta ha anche aggiunto che si trattava di una «esplorazione informale e preliminare». Ma Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare, presente al posto di Roberto Maroni, impegnato in una missione in Messico, ci ha aggiunto del suo: «D´altra parte, finché non c´è la firma, l´accordo non c´è». Scatenando l´ira dell´Orso bergamasco, al secolo Savino Pezzotta. E Siniscalco, Letta, Baccini, Alemanno? I quattro ministri "senza mandato"? «Tutti zitti, zitti», come raccontava ieri sera non senza perfidia un loro collega. Mentre Fini si alzava per accostarsi alla finestra aperta su Via del Corso a fumare (di nascosto del premier) una sigaretta. Solo un po´ più tardi, terminata la riunione, il presidente del Consiglio si è "riappropriato"del gergo sindacale. Lo ha fatto con un comunicato della presidenza del Consiglio dei ministri. Dunque: «I quattro esponenti del governo avevano certamente il mandato a trattare, ma non a chiudere a quelle condizioni». Distinzioni lessicali comprensibili solo agli addetti ai lavori. Giovedì prossimo quando ci sarà il nuovo appuntamento «per prima cosa chiederemo se hanno il mandato a trattare e concludere», ha chiosato Pezzotta. |