4/12/2002 ore: 10:24
I sindacati, ora, sono «unitari»
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4 dicembre 2002
Cgil, Cisl e Uil sono decisamente contrari alla devolution.
E pronti anche al referendum
I sindacati, ora, sono «unitari»
Nedo Canetti
ROMA «I sindacati ci hanno chiesto
un impegno straordinario per bloccare
la legge sulla devoluzione e assumere
iniziative referendarie». Così il
presidente dei senatori Ds, Gavino
Angius, ha ieri sintetizzato l'incontro,
a Palazzo Madama, tra Cgil, Cisl
e Uil e i capigruppo dell'Ulivo. Un
largo giro d'orizzonte, dalla devolution,
appunto, alla crisi della Fiat,
alla finanziaria, alle leggi-delega, ai
problemi del Mezzogiorno. Un incontro
che l'esponente della Quercia
ha definito «molto positivo» e da
cui è emersa, segnala Angius, «una
preoccupazione estrema» dei sindacati
sul ddl Bossi, in discussione, nelle
stesse ore, al Senato. I sindacati ha
ricordato - vogliono evitare il rischio
di una frantumazione del paese.
Il no della Cgil è stato ribadito, al
termine dell'incontro, dal segretario
confederale, Paolo Nerozzi, che ha
ribadito il giudizio favorevole della
sua confederazione ad un referen-
dum che cancelli le modifiche apportate
alla Costituzione dalla devoluzione.
E ha sottolineato l'effetto
drammatico che produrrebbero le
norme care alla Lega con «venti sanità
diverse, venti scuole diverse, un
mercato del lavoro ingestibile, uno
smantellamento della polizia di stato
(ciò significherebbe che anche i
vigili urbani diventerebbbero regionali):
tutto questo, aggiunto alla riduzione
dei trasferimenti agli enti
locali rischia di produrre un effetto
drammatico». Per questo oggi la
Cgil sarà fianco degli Enti locali nella
loro manifestazione di protesta, a
Roma. «Non vorremmo - ha concluso
Nerozzi - che dietro a tutto questo
spuntasse l'ombra del presidenzialismo
e della modifica della prima
parte della Costituzione».
Giudizio negativo ribadito dal
segretario generale, Guglielmo Epifani,
ieri a Legnano. «Quello proposto
dal governo - ha sostenuto - non
è vero federalismo; è invece una proposta
inutile e anche dannosa perché
introduce all'interno della già
farraginosa macchina pubblica, che
andrebbe corretta, nuovi elementi
di disordine e disparità. L'idea del
governo contraddice l'idea di unità
della nazione: con tante polizie, tante
scuole, tante sanità si rompe lo
Stato nazionale». Nel corso dell'incontro
al Senato, contro la devolution
si è espresso anche il segretario
generale della Cisl, Savino Pezzotta.
La Uil, rappresentata dal numero
due della confederazione, Adriano
Musi, ha confermato le critiche
al provvedimento, già avanzate in
altra sede. «Siamo contrari - ha
precisato - a qualsiasi ipotesi che metta
in discussione un modello di Stato
basato su processi di solidarietà».
Musi non scarta il referendum ma
lo considera come «l'ultima ratio»,
mentre la strada da perseguire è, a
suo giudizio, «il confronto tra tutti
in Parlamento». Il giudizio positivo
di questa formula di incontro diretto
tra opposizione e sindacati è stato
confermato dalla decisioni di un
nuovo faccia a faccia per il prossimo
gennaio, sulla delega fiscale.