12/10/2007 ore: 11:11
I rischi di frattura tra Pd ed esecutivo (M.Franco)
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Pagina 6 - Primo Piano LA NOTA I rischi di frattura tra Pd ed esecutivo Diffidenza dei prodiani sulle ipotesi di azzeramento fatte da Veltroni Sentir dire a ministri come Giuseppe Fioroni e Giovanna Melandri che bisognerebbe tagliare posti e che sono pronti a farsi da parte, significa soprattutto una cosa: per un pezzo del Pd, stare al governo forse non è più vantaggioso. Prendere le distanze dal Professore viene considerato un gesto che costa meno della scelta di restargli accanto. È come se molti cercassero di riposizionarsi in vista del «dopo». Non si spiega altrimenti il modo in cui viene ignorata l'irritazione di Prodi, continuando a parlare di azzeramento. Il ministro Antonio Di Pietro capisce che è un tema scivoloso, per la leadership del Pd. Per questo, maliziosamente chiede «la prova della concretezza» a Veltroni. Lo avverte che sarà credibile solo «se il giorno dopo averlo dichiarato, mette davvero a disposizione i suoi ministri». E un altro ministro, Clemente Mastella, incalza che «il Pd ne ha troppi». La singolarità di un simile dibattito sta nel fatto che sembra prescindere dal presidente del Consiglio: un atteggiamento che probabilmente sottovaluta la reazione prodiana. Fedelissimi a parte, l'unico che azzardi una difesa è il ds Fassino. «Fossi in Prodi mi irriterei», dice. «Non è bene che qualcuno gli dica ogni giorno cosa fare». La situazione scopre una delegittimazione strisciante di Palazzo Chigi, che la vigilia del voto di domenica porta allo scoperto. Gli ulivisti parlano apertamente di pericoli per l'esecutivo, se Veltroni diventa segretario. Dietro la parola d'ordine del «governo nuovo» vedono spuntare un «nuovo governo» senza più il Professore. «Con me invece sì che si rafforza», assicura Rosi Bindi, polemica fin dall'inizio; e tuttora convinta che le mosse del sindaco capitolino odorino di Prima repubblica. Ma la Bindi non è isolata. Dietro di lei esiste una filiera agguerrita, capeggiata dal ministro Parisi. Veltroni cerca di spiegarsi. Sostiene che «se Prodi deciderà di continuare così, lo seguiremo lo stesso». Teorizza però «una politica più magra». E nella sua insistenza sul «nuovo ciclo » che si aprirà a partire dal 14 ottobre, il posto assegnato al premier sembra nel pantheon, non nel futuro. A suo avviso il «patto fiscale» con gli italiani non regge più. Ed è difficile non vedere una critica diretta al tandem Prodi - Padoa- Schioppa. Rimane da capire se è il presagio di una frattura fra Pd e Palazzo Chigi. |