9/9/2002 ore: 10:03
Gli Ordini nel mirino della Ue
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sabato 7 settembre 2002
Nella relazione della Commissione di Bruxelles l’elenco degli ostacoli al mercato interno dei servizi
Gli Ordini nel mirino della Ue
Sotto tiro i vincoli alla pubblicità, le procedure onerose per il riconoscimento dei titoli e i «numeri chiusi»
BRUXELLES. Limiti o divieto
per la pubblicità, iter complicati
per l’autorizzazione a esercitare
l’attività, esistenza di monopoli
quantitativi: la libera circolazione
dei professionisti si scontra
ancora con molti ostacoli giuridici
(si veda la scheda). Per Bruxelles
all’apertura materiale delle
frontiere fanno riscontro lacci
pervasivi —fatti di leggi e regolamentazioni,
anche di categoria
— che rendono difficile non solo
lo stabilimento in un Paese
Ue diverso da quello di origine,
ma anche la libera prestazione
di servizi.
Il censimento delle barriere
immateriali è stato compilato
dalla Commissione di Bruxelles:
destinatari il Consiglio e il Parlamento
Ue. L’analisi traccia «lo stato del mercato
interno dei servizi» e costituisce un catalogo
degli impedimenti al mercato
unico dei servizi. Il materiale
raccolto è frutto delle consultazioni
svolte dalla Commissione
e dagli Stati membri, delle interrogazioni
e delle petizioni giunte
al Parlamento, degli studi effettuati
nei vari Paesi.
Oggetto dell’analisi è l’ampio
universo dei servizi, tra cui quelli
prestati dai professionisti. Tuttavia,
la Commissione — nel
mettere nero su bianco le difficoltà
di realizzare nella realtà il
"mercato unico" — non pronuncia
una condanna delle misure
che nei vari Stati legittimano o
sono alla base della sopravvivenza
delle barriere. «La relazione
—si specifica —non si pronuncia
sulla compatibilità dei provvedimenti,
fonte delle difficoltà,
con il diritto comunitario e con i
principi di libera prestazione dei
servizi e di libertà di stabilimento».
La finalità del rapporto è
conoscitiva, in vista di eventuali
misure. Alcune tra le situazioni
fotograte — annota la relazione
— possono essere legittime
alla luce delle caratteristiche
dei servizi coinvolti e, in
alcuni casi, la regolamentazione
può essere giustificata dalla
natura degli interessi sottesi alle
attività professionali.
Ciò non toglie che le professioni
sono più volte additate come
destinatarie di "protezioni"
particolari che rendono complicato
usufruire dei servizi. La relazione,
in ogni caso, costituirà
il punto di partenza per le azioni
che partiranno nel 2003 per ren
dere più aperto il mercato interno.
Anche se, alcuni interventi
sono già in cantiere: un esempio
è rappresentato dalla proposta di
direttiva sul riconoscimento delle
qualifiche professionali, che
in autunno dovrebbe essere esaminata
dalla commissione Affari
giuridici del Parlamento Ue. Il
pacchetto dovrebbe rispondere
ad alcuni dei nodi emersi nella
rilevazione: la Commissione si
propone infatti di costituire una
specie di "Testo unico" sull’equipollenza
dei titoli, semplificando
l’iter amministrativo, stabilendo
tempi certi per i vari passaggi,
tagliando l’elenco dei documenti
necessari, riducendo così
gli spazi di discrezionalità nel
concedere l’autorizzazione allo
stabilimento. E, per quanto riguarda
la libera prestazione di
servizi, si tenta una definizione
univoca in modo da snellire le
procedure (con il tetto annuale
di 16 settimane). Insieme, si riafferma
quanto più volte ha ribadito
la Corte di giustizia Ue: cioè
il diritto del professionista ad
avere una struttura di appoggio
nel Paese di destinazione.
Nel campionario delle difficoltà
finiscono anche la regolamentazione
della pubblicità, che invece
rappresenta un mezzo essenziale
a disposizione del prestatore
per farsi conoscere. Il rapporto
non manca di sottolineare
come in Italia anche la comunicazione
di «dati oggettivi» sia
sottoposta a restrizione, visto
che gli avvocati non possono far
riferimento neppure alla rispettiva
specializzazione. Un rilievo
anche per la regolamentazione
che impedisce società multiprofessionali
anche se, di recente,
la Corte di giustizia (causa Wouters,
C309/99) ne ha ammesso
la liceità per alcune professioni
per evitare conflitti di interesse.
M.C.D.