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Giovani, meglio senza posto ma a casa
Giovani, meglio senza posto ma a casa
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IL CASO Il Censis: solo il 23% pronto a cambiare città per il lavoro Giovani, meglio senza posto ma a casa
MILANO - I giovani italiani hanno sempre meno voglia di lavorare. Non è un pregiudizio ma il risultato di un accurato studio del Censis. Nel 2002, infatti, la disponibilità dei ragazzi fra i 15 e i 29 anni a presentarsi sul mercato del lavoro è diminuita del 6,1 per cento. Solo il 23,3 per cento degli intervistati è inoltre disposto a lasciare comunque la propria città per trovare un´occupazione. Alla «pigrizia» dei ragazzi, però, fa riscontro la grande passione per il lavoro da parte di chi un impiego ce l´ha già. Come rivela un´indagine pubblicata ieri sul Sole 24 Ore il 76 per cento degli italiani supera le 40 ore di lavoro settimanali: un record assoluto a livello europeo. Secondo il Censis dietro «il patologico immobilismo» dei giovani nei confronti del lavoro si celano fenomeni diversi intrecciati fra loro. Ad esempio la paura per una condizione strutturale d´incertezza. Ma anche l´adagiarsi sul «salvagente» famigliare. In ogni caso la disponibilità a lasciare la «cuccia calda» del proprio circondario è molta bassa. Se esaminiamo infatti il 73,8 per cento dei giovani che non è favorevole «a lasciare comunque la sua città» scopriamo che il 34,1 per cento accetterebbe un lavoro «solo nel comune di residenza». Mentre il 39,7 per cento si recherebbe soltanto in un luogo che fosse raggiungibile ogni giorno. Quanto alla tipologia del lavoro le idee sono ben chiare. E paiono improntate alla massima rigidità. Il 57,3 per cento dei disoccupati under 30 dichiara infatti di cercare un lavoro a tempo indeterminato. E solo il 34,8 per cento afferma invece che, pur di lavorare, andrebbe bene qualsiasi tipo di contratto. Completamente diverso il quadro offerto dalla ricerca svolta in 12 paesi europei da Monster, un network internazionale della selezione del personale, pubblicata ieri dal Sole 24 Ore. Grazie al ricorso massiccio agli straordinari gli italiani si rivelano come gli stakanovisti d´Europa. La nostra dedizione al lavoro non ha eguali: ben il 76,14 per cento degli intervistati, contro una media europea del 56,4 per cento, dichiara infatti di lavorare mediamente più di 40 ore a settimana. Inoltre il 23,2 per cento dei nostri connazionali sostiene di dedicare al lavoro almeno 50 ore. E solo il 23,9 per cento dichiara di fermarsi sotto la soglia delle 40 mentre la media dei 12 Paesi è del 43,5 per cento.
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