 sabato 31 maggio 2003
Pesa l’operazione per rilevare il concorrente Longoni. I rischi sulle obbligazioni dei risparmiatori
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Giacomelli gioca l’ultima carta
Il consiglio valuta il ricorso all’amministrazione controllata. Debiti a 196 milioni
MILANO - L’estate scorsa Giacomelli ha comprato il suo concorrente Longoni per 76 milioni di euro. Adesso però le due aziende messe insieme valgono in Borsa 24 milioni. La crisi del gruppo leader in Italia nella distribuzione di articoli sportivi sta tutta in queste cifre. Quell’acquisizione ha mandato a picco i conti in una fase di mercato già poco brillante. Risultato: nella tarda serata di giovedì i vertici di Giacomelli, presieduta da Gabriella Spada, hanno deciso di chiedere l’ammissione all’amministrazione controllata per le principali società del gruppo. Anche la holding quotata in Borsa sembra incamminata sulla stessa strada, ma la decisione finale verrà presa dall’assemblea dei soci soltanto a luglio. La sostanza però non cambia. L’azienda con base a Rimini, 312 milioni di euro di giro d’affari e 3,4 milioni di perdite nel 2002, non era più in grado di far fronte ai propri impegni. Così, per evitare il crac, ha scelto di ricorrere a una procedura che, in pratica, congela i debiti del passato. In questo modo, se ci sarà il via libera del tribunale e di un’assemblea dei creditori convocata ad hoc, i vertici aziendali potranno tentare il rilancio con l’ombrello protettivo dell’amministrazione controllata. Le legge concede due anni di tempo al massimo per tornare in bonis . In caso contrario sarebbe il fallimento. Ieri il titolo Giacomelli, che ha perso oltre il 70% nell’ultimo anno, è stato sospeso in Borsa e non è chiaro se e quando potrà essere riammesso. Toccherà alla Consob nei prossimi giorni valutare la situazione. Sudano freddo i piccoli azionisti, ma non solo loro. Per finanziare l’acquisizione di Longoni nel marzo 2002 Giacomelli, con l’assistenza di Abaxbank e Banca Akros, collocò obbligazioni per 100 milioni di euro, in gran parte finite a privati risparmiatori. Il prestito scade nel 2007 e quindi, sulla carta, non manca il tempo per recuperare. La prossima cedola però va pagata nel marzo 2004 e c’è il rischio che non venga onorata. Inoltre è probabile un ulteriore, vistoso calo delle quotazioni del bond. Per il momento non siamo di fronte a un nuovo caso Cirio, ma di certo le traversie di Giacomelli rischiano di dare il colpo di grazia al mercato delle obbligazioni aziendali italian style . A ben guardare, si scopre che nel bilancio del gruppo l’esposizione verso gli obbligazionisti (100 milioni) è quasi pari a quella nei confronti delle banche (112 milioni). In totale i debiti al netto dei crediti ammontano a 196 milioni, quasi cinque volte i mezzi propri. Ancora più preoccupante, però, risulta l’indebitamento con i fornitori, pari a 222 milioni. Questa situazione di estrema tensione finanziaria di recente ha provocato istanze di fallimento e pignoramenti da parte dei creditori. Come risalire la china? Nelle prossime settimane è in programma un’assemblea di soci per varare, tra l’altro, un aumento di capitale con l’obiettivo di raccogliere nuove risorse per una cinquantina di milioni. Non è ancora stato formato un consorzio di garanzia bancario in vista dell’operazione. E anche l’azionista di maggioranza, cioè la finanziaria lussemburghese G.M. & G.f. sport international (controllata dalla famiglia Giacomelli), è alla ricerca del denaro per sottoscrivere la sua quota di competenza. Quindi non è da escludere l’ingresso di un nuovo socio, dotato di mezzi freschi. Un’altra strada per fare cassa sarebbe la vendita di alcune attività soprattutto oltrefrontiera. Infatti, oltre all’acquisto di Longoni, il gruppo si è impegnato in una dispendiosa campagna di apertura di nuovi negozi: ben 45 negli ultimi mesi. Da qui l’ulteriore aumento dei debiti. E alla fine anche il sistema bancario si è tirato indietro. Nelle settimane scorse, infatti, è naufragato anche il tentativo di allestire una nuova operazione di finanziamento. A questo punto la carta estrema per tentare un rilancio era l’amministrazione controllata. E i manager di Giacomelli l’hanno giocata.
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Vittorio Malagutti
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 Economia
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 31 MAGGIO 2003
Giacomelli verso l'amministrazione controllata
Il gruppo, leader europeo nel settore della distribuzione di attrezzature sportive, dopo aver presentato a marzo un ottimistico piano industriale 2003-05, "non riesce a far fronte ai problemi coi fornitori"
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di Roberta Spadotto |
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RIMINI - Dagli altari alla polvere, in un baleno. Giacomelli Sport Group, leader europeo da oltre un decennio nel settore della distribuzione di attrezzature e abbigliamento sportivo, “non riesce a far fronte ai problemi con i fornitori” e ha avviato le procedure per l’amministrazione controllata nel tentativo di evitare il fallimento. La decisione è stata presa durante il cda dell’azienda e verrà sottoposta all’assemblea straordinaria del 26 giugno prossimo dove sarà anche proposto un aumento di capitale da 50,370 milioni di euro. “L’amministrazione controllata- si legge in una nota del cda- è del tutto coerente con il programma di ristrutturazione finanziaria portato avanti dalla società”. Il titolo del gruppo è rimasto sospeso dalle contrattazioni per tutta la giornata.Un triste epilogo per un gruppo che negli ultimi anni era cresciuto a un ritmo vertiginoso anche per acquisizioni. Il gruppo (di cui fanno parte Longoni Sport e Natura &Sport), che ha oltre mille dipendenti e 140 megastore in Italia e in Europa (soprattutto dell’Est), ha chiuso l’esercizio 2002 con ricavi di vendita per 312,2 milioni di euro, in crescita del 21%, grazie anche all’acquisizione, avvenuta nel luglio 2001, di Longoni Sport. Un esercizio meno brillante del precedente, visto che si è chiuso con una perdita consolidata di 3,5 milioni di euro contro un utile di 2,2 milioni registrato nel 2001, ma non certo disastroso. Non solo: nei primi tre mesi del 2003 il fatturato di Giacomelli (escluso quello di Longoni) solo in Italia, ha registrato una crescita del 128% rispetto allo stesso mese del 2002. Dati questi, che avevano fatto prevedere un’ulteriore espansione: nel recente piano industriale per il triennio 2003-2005 si prevedeva, infatti, un incremento di oltre 590 milioni di euro a fine 2005. Il piano aveva come obiettivo generale l’aumento della redditività e il miglioramento della posizione debitoria. Posizione che, evidentemente, però risulta ora determinante.
Le previsioni ottimistiche del piano industriale sono comunque le stesse che avevano portato Gabriella Spada Giacomelli, oggi 37enne, manager di punta del gruppo, a essere incoronata, nel 2000, imprenditrice dell’anno da Ernst & Young e da Assolombarda nel settore della new-economy. Spada, sposata a Emanuele Giacomelli, credette all’e-commerce e diede all’azienda di famiglia una vera spinta che le permise di entrare poco dopo in Borsa. Lo stesso ottimismo aveva portato un anno esatto fa alla creazione di una nuova catena extra-lusso, gli Xsport, dedicata alla clientela più attenta alla moda e che (sempre nelle previsioni più rosee) avrebbe raggiunto 130 punti vendita entro il 2005.
(30 MAGGIO 2003, ORE 16, aggiornato alle 19)
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La lista delle aziende in crisi: Opengate e Tecnodiffusione in vetta alla classifica dei debiti Assedio di banche e fornitori Giacomelli getta la spugna
Al Nuovo Mercato si concentrano le mine più pericolose per i piccoli azionisti WALTER GALBIATI
MILANO - Tra banche e fornitori. La morsa mortale per i gruppi in difficoltà si è stretta intorno a Giacomelli. Ieri il cda della società, quotata al segmento Star, ha deciso di chiedere l´amministrazione controllata per Giacomelli Sport, Longoni Sport e Sport e Natura. Le forti pressioni da parte dei fornitori, che vantano un credito di 225 milioni di euro, hanno messo Giacomelli alle corde. E il management ha risposto con la richiesta di amministrazione controllata, una mossa che gli consentirebbe di congelare l´indebitamento per i prossimi due anni e di rilanciare nel frattempo il gruppo. In programma c´è un aumento di capitale da 50 milioni di euro, che dovrebbe essere approvato nell´assemblea del 18 luglio, e la cessione di alcune controllate. In via di uscita, oltre alle attività estere, il cui break even appare lontano nel tempo, potrebbe esserci addirittura la stessa Longoni, acquistata a luglio del 2002, per 76 milioni di euro, pari allora a oltre 100 volte il margine operativo lordo della società. Tra gli interessati ci sarebbe la concorrente Cisalfa. Qualora, invece, la situazione non si risolvesse, potrebbe sorgere, qualche problema, oltre che per i piccoli azionisti, che hanno creduto in una società quotata in un segmento ritenuto di eccellenza del mercato italiano, anche per i possessori delle obbligazioni Giacomelli in scadenza nel 2007. Qualche ripercussione, forse eccessiva, si è avuta già ieri sul titolo Credem (-3%), istituto che attraverso Abax Bank e insieme con Banca Akros ha collocato il prestito, tenendone una parte in portafoglio. Questa volta, infatti, sarebbero coinvolti nell´emissione anche investitori istituzionali, come Intesa, Sanpaolo, Centrobanca e la Popolare dell´Emilia, istituti che fra l´altro hanno aperto linee di credito a Giacomelli. La stessa morsa, che sta soffocando il gruppo di Rimini, potrebbe stringersi intorno ad altre società quotate non sullo Star, ma al Nuovo mercato. Tra gli osservati speciali della Consob vi sono Opengate, Tecnodiffusione, Cardnet e Gandalf, tutte società il cui ultimo bilancio non è ancora stato certificato dai revisori. Opengate è sbilanciata nei confronti del sistema bancario per 128 milioni di euro, mentre verso i fornitori ha un debito di circa 160 milioni. Pur avendo in atto un piano di risanamento (aumento di capitale e cessioni), gli azionisti se ne vanno a gambe levate. Tra il 20 e il 22 maggio hanno ridotto la propria partecipazione la PopCommercio e Industria scesa dal 2,7% sotto il 2% e Bruno Bottini, consigliere di Opengate, che ha ceduto una quota dello 0,7%. Appare meno preoccupante, invece, la situazione di Tecnodiffusione, che ha già rinegoziato il debito con le banche (80 milioni), ottenendo linee di credito per 30 milioni. Ai fornitori il gruppo deve 100 milioni di euro, mentre agli obbligazionisti, che hanno sottoscritto i bond in scadenza nel 2005, la società deve 25 milioni di euro. In situazione precarie anche Gandalf, (11,4 milioni verso le banche), Cardnet (16,8 milioni) e Cto (36,3 milioni), assurta agli onori della cronaca per una lite con il suo più importante fornitore.
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ItaliaOggi (Mercati e Finanza) Numero 128, pag. 9 del 31/5/2003La decisione del cda dopo aver preso atto delle difficoltà. Giacomelli in affanno
Vicina l'amministrazione controllata
Il consiglio d'amministrazione di Giacomelli sport group, società quotata sul segmento Star di Borsa Italiana e attiva nel settore della distribuzione di articoli e abbigliamento sportivi attraverso negozi con le insegne Giacomelli e Longoni, dopo aver ´preso atto del continuo peggiorare della situazione di difficoltà con i fornitori, dato l'elevato numero di azioni da essi intraprese verso le società del gruppo e nonostante le preliminari manifestazioni di interesse da parte di investitori presentate dall'advisor Caretti & Associati, ha deciso di sollecitare il ricorso delle singole società controllate (Giacomelli Sport, Longoni Sport, e Natura e Sport), alla procedura di amministrazione controllata, nei tempi più brevi consentiti'.
Il consiglio, hanno fatto sapere inoltre dalla società, ha convocato l'assemblea straordinaria di Giacomelli per il 4 luglio in prima convocazione, il 18 luglio in seconda e il 23 luglio in terza ´affinché sia valutata l'eventuale opportunità, con il conferimento agli amministratori dei poteri previsti dalla legge fallimentare'.
´Il consiglio', secondo quanto comunicato dal gruppo, ´sottolinea che la prospettiva dell'amministrazione controllata è del tutto coerente con il programma di ristrutturazione finanziaria portato avanti dalla società, essendo compatibile con le direttive di ristrutturazione e consolidamento dei debiti sociali, di dismissione degli asset non strategici, nonché di rifinanziamento attraverso un aumento di capitale sociale'.
Intanto, nella giornata di ieri, in Borsa le contrattazioni delle azioni Giacomelli sono state sospese, in attesa di diffusione sul mercato di un comunicato societario.
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