16/12/2004 ore: 11:10
Fondi pensione, Maroni sfida Siniscalco
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giovedì 16 dicembre 2004 Pagina 5 - Economia Fondi pensione, Maroni sfida Siniscalco Anche il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, accusato da Maroni di non aver rispettato gli impegni, ha telefonato al collega del Lavoro. E poi ha fatto diffondere un comunicato: «Il decollo dei fondi pensione integrativi è una priorità fondamentale del ministero dell’Economia». Si è chiusa così una giornata cominciata sotto cattivi presagi. «Non so che cosa sia successo - diceva Maroni davanti a telecamere e giornalisti -. Aspetto di ascoltare Siniscalco... C’era un impegno esplicito a finanziare la previdenza integrativa e invece questo non c’è mentre sono stati trovati i 160 milioni per i forestali calabresi. C'è un atteggiamento di alcuni componenti della maggioranza, di vecchio stampo statalista, che ricorrono alla spesa per finanziare interventi assistenziali». «Certe volte la Lega ha il gusto del messaggio rozzo e della sceneggiata», replicava il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno (An), che tanto si è battuto per i forestali. «Io non vedo in azione il partito della spesa - diceva più tardi il vicepresidente del Consiglio, Marco Follini (Udc) -. Questa Finanziaria ha cercato di contemperare il rigore con alcune priorità sociali, dai forestali ai dipendenti di Volare», a difesa dei quali molto si è speso Maroni. Con il ministro del Lavoro si è invece schierato Renato Brunetta (Forza Italia), consigliere economico di Berlusconi: «Maroni ha ragione, l’assalto alla diligenza c’è stato». A farne le spese, dunque, sono stati i fondi per la previdenza integrativa. La riforma delle pensioni delega il governo a emanare un provvedimento per favorire il finanziamento dei fondi pensione attraverso le liquidazioni. Con il meccanismo del silenzio-assenso, il Tfr (trattamento di fine rapporto) maturando dovrebbe affluire nei fondi e metterli in grado di costruire una pensione di scorta da affiancare a quella pubblica. È in gioco un flusso potenziale di 13 miliardi di euro all’anno, che oggi restano nelle aziende in attesa della liquidazione e che nel frattempo costituiscono per le aziende una forma di finanziamento a buon mercato. Che in futuro, col silenzio-assenso, potrebbero almeno in parte venir meno, costringendo le stesse imprese a indebitarsi con le banche. Per compensare le aziende di questi costi la riforma prevede che la Finanziaria debba individuare specifici sgravi. Per il 2005 servirebbero solo 20 milioni di euro, tenendo conto che il decreto sul silenzio-assenso non arriverà prima di giugno e che all’inizio i lavoratori si muoveranno con molta prudenza (si stima un basso tasso di adesione ai fondi). Ma negli anni successivi ci vorrebbe molto di più. Fino a un miliardo di euro, secondo alcune previsioni. Enrico Marro |