30/1/2003 ore: 11:16
Eurispes contro Istat: ogni volta che cambia il paniere diminuisce l’inflazione
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30 gennaio 2003
Dopo il rallentamento di gennaio
Eurispes contro Istat: ogni volta che cambia il paniere diminuisce l’inflazione
Luigina Venturelli
MILANO Basta cambiare il paniere dell’Istat, aggiungere pizza e
miele da una parte, togliere chitarra e borotalco dall’altra, in seguito
applicare il nuovo insieme di prodotti alle rilevazioni di gennaio,
e la magia è fatta: l’inflazione cala al 2,7%.
Questa è la lettura che l’Eurispes fa dei dati forniti dalle città
campione sui prezzi al consumo, in diminuzione su base annua
dello 0,1% rispetto allo stesso periodo del 2002.
Il problema sta nella contemporaneità fra la notizia del rallentamento
e la presentazione del nuovo paniere: «Sono un grande
estimatore dell’Istat - ha commentato sarcastico Gian Maria Fara, il
presidente dell’Eurispes - perchè riesce a fare cose che nessun
mortale sa fare. Cambia il paniere e l’inflazione diminuisce. Perchè
non ne fa uno nuovo anche domani? Un paniere al giorno e in una
settimana l’inflazione è bella che ridotta».
Insomma, il lifting al paniere non sarà la panacea di tutti i problemi di rilevazione, tanto più che problemi concreti da affrontare ce ne sono, come quello di ricalcolare l’incidenza del sommerso sul prodotto interno lordo, che secondo l’Eurispes è del 27,8% della ricchezza prodotta.
Dato molto vicino a quello fornito dal Fondo monetario internazionale,
ma molto lontano dal 14% stimato dall’Istat.
«Berlusconi ha ragione quando lamenta che il Pil italiano è
sottostimato. I calcoli Istat non corrispondono a verità, perchè
legati a una base d’analisi vecchia, che si riferisce ai dati del 1991,
non essendo ancora stati elaborati quelli del censimento 2001. In
questo modo attribuiscono il sommerso all’agricoltura che, invece,
si è spostato nel terziario, nei servizi e in parte nell’edilizia».
Ma - ha sottolineato Fara - non si tratta di una questione
personale: «Non voglio apparire come colui che aggredisce sempre
l’Istat, per chissà quale scontro in atto e chissà quali interessi. Ma
forse ci sentiamo un po’ meno istituzionali e un po’ più vicini ai
cittadini. E quindi, cerchiamo di interpretare le attese, le esigenze e
i problemi che i cittadini hanno».
Un’interpretazione tentata anche dal presidente di Confcommercio,
Sergio Billè, con la proposta di reintrodurre i mini assegni e
il doppio prezzo lire-euro. Ma, a sentire le associazioni dei consumatori
e persino Confesercenti, non sembra una gran trovata.
«Non si può giocare a monopoli - ha detto l’Intesa - sulle spalle
dei consumatori. Idee ludiche come quella dei mini assegni non
solo appaiono ridicole, ma non servirebbero assolutamente a nulla,
visto che il problema non è la percezione dell’inflazione ma l’aumento
di prezzi e tariffe».
Più morbido nei toni, ma non nella sostanza, il commento di
Marco Venturi, presidente di Confesercenti: «I mini assegni sono
inutili, anzi dannosi. Anche il doppio prezzo rappresenta un passo
indietro, ma, visto che ci è stato chiesto e si è aperta una polemica
esasperata sui prezzi, diamo la nostra disponibilità ad un eventuale
periodo fino a giugno e su base volontaria».