30/9/2002 ore: 11:23
Epifani: il 18 ottobre lo sciopero generale contro la Finanziaria
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sabato 28 settembre 2002
Il segretario della Cgil ha parlato ieri sera da Roma a 120 piazze d’Italia per la festa dei diritti. Cofferati tra la folla. Sono state raccolte finora 2 milioni e mezzo di firme
Epifani: il 18 ottobre lo sciopero generale contro la Finanziaria
Felicia Masocco
ROMA La raccolta di firme della Cgil
è al giro di boa, sono 2 milioni e
mezzo le adesioni raccolte «per i diritti»
ne mancano altrettante per
raggiungere l’obiettivo che il sindacato
si è dato. Ma la macchina di
Corso d’Italia e un esercito di militanti
non mollano la presa tantopiù
che devono scontare l’oscuramento
di gran parte dei media che non
solo ignorano la campagna per i
due referendum, ma «non parlano
dei diritti di chi lavora, riducono la
questione a semplice fatto di cronaca
o a motivo di polemica». È il neo
segretario Guglielmo Epifani a denunciare
il silenzio dell’informazione
e a contrapporlo «al paese reale»,
«alle persone in carne e ossa» che
invece hanno capito e «sono d’accordo
con la Cgil».
Una parte di questo «paese reale»
ieri sera era in piazza, centoventi
piazze per altrettante «feste dei diritti»
- musica, spettacolo, gastronomia,
politica e pace - che la confederazione
ha voluto per segnare un’altra
tappa importante dopo il «tour»
di luglio e agosto e prima dello sciopero
generale proclamato dal maggiore
sindacato «per l’Italia», «contro
le scelte di governo e Confindustria»,
contro la Finanziaria «che
non punta allo sviluppo, che taglia
scuola e sanità, che riduce il ruolo
delle autonomie locali e assicura entrate
a colpi di iniqui condoni». E
che sull’economia «delude», nulla,
ad esempio, è previsto «per contrastare
l’inflazione, la tassa più iniqua».
Epifani ha parlato a Roma, in
piazza Farnese, collegato via satellite
con gli altri luoghi della kermesse,
dal Piemonte alla Sicilia, quasi in
ogni capoluogo. Ad ascoltarlo anche
il suo predecessore Sergio Cofferati.
A chi l’avesse scordato o rimosso
- e non sono pochi grazie alla
controinformazione del governo e
dei suoi alleati - il nuovo leader ha
ricordato per cosa la Cgil si sta battendo,
contro le modifiche dell’articolo
18 dello Statuto dei lavoratori»,
cioè la libertà di licenziare e di
discriminare tra lavoratore e lavoratore,
tra padri e figli, e per estendere
i diritti a chi oggi vive la condizione
del precariato, il nome giusto della
flessibilità selvaggia cui è improntata
la riforma che in Parlamento sta
concludendo l’iter.
«Una causa alta e giusta», ha detto
Epifani da contrapporre alle scelte
dell’esecutivo e della Confindustria».
«Sarà un vero e proprio sciopero
per l’Italia», ha chiarito senza
mai nominare il «patto per l’Italia»
che Cisl e Uil hanno firmato e che
per questo ritengono la protesta proclamato
anche contro di loro. La
Cgil chiama allo sciopero per tentare
di costruire un Paese in cui «il
valore lavoro venga assunto come
scelta pubblica, come contesto culturale,
come quadro di coerenti atti
e procedure tra le parti sociali». Che
non lasci passare la mercificazione
del lavoro, che sbarri la strada all’idea
che il lavoratore «sia un semplice
mezzo di produzione o oggetto
di produzione, e non una persona
da rispettare e valorizzare». Data
l’aria che tira l’obiettivo è davvero
ambizioso, ma non per questo impossibile
per il sindacalista che da
una settimana sostituisce Sergio
Cofferati e che come lui conta moltissimo
sulla partecipazione e sulla
crescita delle nuove generazioni per
vincere la sfida perché è per i giovani
che si vince o si perde.
E prima di lasciare la piazza alla
cantante Teresa De Sio e all’attore
Silvio Orlando che come molti altri
colleghi hanno dato il sostegno partecipando
alle iniziative di ieri, Epifani
ha parlato di pace, «la Cgil è
contro la guerra e l’intervento in
Iraq perché crede nella forza del dialogo»,
quanto a Palestina e Israele è
ora di dire basta «al bagno di sangue»,
«non si distrugga la strada che
porta a due Stati per due popoli sicuri
e amici».