24/7/2002 ore: 10:27
Dpef, la moltiplicazione dei condoni
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24 luglio 2002
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L’Ulivo attacca la politica economica di Berlusconi
Morando (ds): volete solo ridurre i diritti dei lavoratori
noi vogliamo uno sviluppo di qualità
Al Senato si discute il documento, ma i ministri sono
assenti e il presidente di turno Fisichella chiede alla maggioranza rispetto per il Parlamento
Dpef, la moltiplicazione dei condoni
Tremonti nega, mentre Forza Italia punta a «sanatorie» fiscali, edilizie, previdenziali
Nedo Canetti
ROMA. Si discute il Dpef al Senato, il
documento sul quale dovrebbero basarsi
il futuro del Paese e le linee
della politica economica del governo
e l'esecutivo… si dà alla latitanza.
I Presidenti di turno dell'Assemblea
hanno così dovuto, ieri, sospendere
la seduta, per ben tre volteuna
al mattino e altre due nel pomeriggio
appunto perché sui banchi
del governo non c'era l'ombra né di
un ministro né di un sottosegretario.
Forse Giulio Tremonti era troppo
impegnato, in quelle ore, a sostenere,
non in prima persona, si badi, ma
attraverso deputati amici, che non ci
sarà alcun condono fiscale.
Lo avrebbe ripetuto anche ieri, secondo
questi «portavoce», alla commissione
Bilancio della Camera, chiamata ad
esprimere il previsto parere
sul Dpef (oggi sarà in aula anche
a Montecitorio).
Non ce n'è bisogno, per il ministro,
perché il governo riuscirà, comunque,
afferma, a far quadrare i conti.
Se dice o no l'ennesima bugia,
si potrà verificare al momento della
verità, quella delle numeri della finanziaria.
Non ne sembrano troppo convinti diversi
parlamentari proprio della Cdl che stanno
avanzando proposte, anche di carattere
legislativo, di condoni a tutto spiano.
Ritengono, infatti, che sia, invece,
proprio questo, dei colpi di spugna,
il solo modo per far quadrare i conti
di bilancio e assicurare la copertura
finanziaria alla manovra delineata
dal Dpef, copertura da più parti, a
partire dalla Corte dei conti e dai
tecnici del Bilancio dei due rami del
Parlamento, messa in forte dubbio.
Ieri sono stati tre deputati di Fi, Luigi
Vitali, Giovanni Marras e Giannatonio
Arnoldi, a presentare alla Camera
una proposta di legge che prevede,
appunto, condoni a raffica, fiscale,
contributivo, edilizio per portare
a compimento, sostengono, il
disegno che fu già del primo governo
Berlusconi. In commissione era
stata la deputata Daniela Santaché
di An, a dar voce a queste perplessità,
ma il ministro le ha risposto che
le sue previsioni sono pessimistiche
e che non prevede , incaricandola
poi di diffondere questo «verbo»
preso l'opinione pubblica.
Il titolare dell'Economia non
pronuncia mai la parola «condono»,
per non perdere la fama di cui
si è autoinvestito di nemico di questo
tipo di interventi. Una sorta di
tabù. Salvo poi farne passare qualcuno
sottobanco, magari cambiandogli
nome, come è successo nel decreto
omnibus. Il governo, d'altra parte,
non sembra tenere in gran conto,
come dicevamo, questo suo documento
programmatico. La clamorosa
assenza dai lavori di Palazzo Madama
ne è stata una probante testimonianza.
Una scorrettezza, oltre
tutto, nei confronti del Parlamento,
come ha subito stigmatizzato il vice
presidente, Domenico Fisichella,
che stava presiedendo. Ha espresso
«rammarico» per il ritardo causato
dal governo «Sta di fatto ha dettoche
la realtà è una sospensione dei
lavori: non è bello per il rispetto del
Parlamento». Due esponenti dell'
Ulivo, Enrico Morando, ds («Io ho
sforato il tempo per tre minuto e il
presidente mi ha ripreso tre volte, il
governo ci ha fatto perdere un'
ora…»), e Ottaviano Del Turco
(«Quand'ero ministro delle Finanze,
per il Dpef, l'allora presidente
Mancino mi precettò a restare in
aula dalle nove del mattino alle nove
di sera…»). Solo imbarazzato silenzio
dai banchi governativi. Alla fine qualche
sottosegretario (mai un ministro) si è
racimolato, magari uno degli Interni.
Oggi il voto finale sulle due risoluzioni,
depositate dai due schieramenti.
Il centrodestra segue la falsariga del governo.
Pochi gli interventi e tutti delle secondo
file. Diversamente si comporta il centrosinistra,
che vuole discutere sul serio delle sorti
dell'economia italiana ed interviene, in
aula, con numerosi oratori, entrando nel merito
dei molti temi introdotti dal Dpef,
criticandone l'impianto e avanzando proposte
alternative.
«Siamo contrari a questo Dpef spiega Morando
perché propone un'idea di sviluppo quantitativo e
non qualitativo, un'idea miope per
cui il recupero della competitività è
affidato solo alla riduzione dei diritti
dei lavoratori e all'allusione di possibili
condoni, fiscali ed edilizi».
«Noi proponiamo, invece ha aggiunto
un'idea di sviluppo degna di uno dei grandi
Paesi dell'Occidente, per cui la crescita e
la competitività sono affidate agli investimenti
nella ricerca, nella formazione, nello
sviluppo ecocompatibile». Per Nicola
Mancino, Margherita, a scorrere
le cifre del Dpef «viene tristemente
da pensare al fallimento delle società
americane, alle quali non vorremmo
adeguarci». I ds hanno iscritto
12 oratori in discussione generale,
proprio per sottolineare il loro impegno.
Ieri sono intervenuti, Gianni
Piatti, Lanfranco Turci, Tana De
Zulueta, Massimo Villone, Paolo
Brutti. Antonio Pizzinato, Chiara
Acciarini, Walter Vitali e Rosario
Caddeo.