5/12/2005 ore: 11:40
Dopo anni di buio, il Censis intravede la voglia di ripresa
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Pagina 2 Primo Piano il Censis intravede la voglia di ripresa ROMA «L’Italia s’è desta». Potremmo adottare questo verso patriottico per esprimere il messaggio centrale che il 39° Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese, illustrato ieri dal presidente Giuseppe De Rita. «Forse perché siamo stanchi di un decennio intristito - ha detto De Rita - passato a parlare di crisi e declino, avvertiamo su diverse lunghezze d’onda che nel nostro sentire collettivo c’è meno atonia rassegnata che nel passato. Il clima sembra cambiato, nel sistema socioeconomico circola una vibrazione reattiva, quasi un insolito vigore». In molti si chiederanno dove De Rita e il Censis abbiano colto questo sol dell’avvenire affiorante all’orizzonte, e allora ecco «i sintomi» rilevati dal Rapporto: «Continua la crescita di nuove aziende (45 mila quelle dell’ultimo anno), contro ogni tecnocratica critica al loro “nanismo”» questa crescita imprenditoriale favorisce «l’inserimento di imprenditori extracomunitari» che diventano importanti esempi di integrazione positiva. «Aumenta - dice ancora il Rapporto - il ruolo e la visibilità delle medie imprese anche sui mercati internazionali, si consolida e assume inattesa competitività il tessuto multipolare del mondo cooperativo, si riscontra una impennata delle spese di pubblicità (tradizionale sintomo di preludio della ripresa), si avverte un tendenziale rilancio di livelli di consumo». E via elencando. I sintomi positivi, non è che vengano smentiti dagli analisti economici, ma certo l’entusiasmo del Censis non sembra loro pienamente condivisibile, stando agli indicatori macroeconomici pubblicati dall'Istat nel mese di novembre. È vero che il Pil si posizione ancora in positivo, (+0,3%) ma si tratta di un trend modesto che per il 2006 lascia intravedere un timido +1%, ancora troppo poco per parlare di ripresa robusta. Lo sviluppo dell'Italia, inoltre, sembra essere trainato più dal buon andamento del ciclo economico a livello internazionale che non dalla domanda interna. Il Censis, tuttavia, non ignora che esistono aree di forte disagio nelle famiglie a più basso reddito, che la disoccupazione e la precarietà giovanili hanno un impatto sociale durissimo, che la competitività è un obiettivo ancora lontano. Tuttavia, dice il Rapporto, si tratta di diagnosi già note e fin troppo enfatizzate. Da qui il colpo di reni dell’Italia che vuole risorgere. GIOVANI. Paradossalmente chi ha tra i 18 e i 35 anni si trova nella fascia di maggiore disagio lavorativo. giovane e povero sono due termini purtroppo associabili. La precarietà occupazionale è ormai diventata - secondo il Censis - precarietà esistenziale. Un terzo dei giovani sa di doversi ancora realizzare nel lavoro, ma solo il 16% mostra di crederci. E così la permanenza in famiglia è diventata la condizione indispensabile per non esporsi all’insicurezza. |