1/7/2005 ore: 12:05
Dalle Fiere alle coop, lobby più forti della maggioranza
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pagina 10 E’ stata poi la volta di Ettore Peretti (Udc). L’approvazione di due suoi emendamenti, non accettati da commissioni e governo, aprirà a società cooperative e consorzi la possibilità di accedere ai benefici della legge 488, quella sull’intervento straordinario nel Mezzogiorno di cui Siniscalco ha di recente detto: «Non ho mai visto un imprenditore che abbia avuto successo prendendo soldi dal 488». Al leghista Davide Caparini è poi toccato prendersi cura delle «imprese delle aree sottoutilizzate, soggette a grave crisi industriale»: a queste verrà data la possibilità di attingere ai 10 milioni di euro del Fondo di rotazione per l’innovazione tecnologica. Le aree sono quelle che furono individuate già nel ’99 con decreto: si va da Vercelli a Manfredonia, da Gorizia a Gioia Tauro, da Brescia a Gela. Ancora An, questa volta con Alberto Giorgetti, ha pensato a finanziare le «piccole e medie imprese esportatrici» che si votino all’innovazione, rinnovando la produzione destinata al mercato internazionale: limite massimo 500 mila euro per ciascun programma (fino a un milione se si tratta di un consorzio) per non più di sei anni. Antonio Leone di Forza Italia è stato l’unico a proporre un emendamento, sostenuto da relatore e governo ma bocciato dalla sua coalizione. Non è passata una norma che avrebbe consentito alle sole città di Messina e Reggio Calabria di ricevere l’attestato di «ambito strategico urbano», entro cui applicare la «legge obiettivo delle città», senza sottoporsi, come tutte le altre, al vaglio del governo. Una norma che sembrava fatta apposta per spianare la strada a tutti gli interventi urbanistici nelle due città che verranno collegate dal Ponte. L’ultimo assalto al disegno di legge sulla competitività ha avuto ieri come protagonista lo stesso relatore: Guido Crosetto. La Camera ha approvato un suo emendamento, contro cui si era espresso il governo, che garantirà agli enti fieristici dal 2006 al 2011, agevolazioni fiscali grazie all’esclusione dall’imponibile Ires e Irap di una quota non superiore al 70% degli utili dichiarati, impiegata in beni strumentali. Costo: 60 milioni di euro. Antonella Baccaro
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