2/10/2002 ore: 11:00
D´Amato: "La Finanziaria non ci piace"
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| MERCOLEDÌ, 02 OTTOBRE 2002 | |
| Pagina 4 - Economia |
| "La Finanziaria non ci piace" |
| D´Amato: poche luci, molte ombre. Poi va da Berlusconi |
| "Siamo allarmati, il governo non ha le idee chiare" |
| "Non si colma così il deficit. Mancano le riforme, trascurato il Sud, imprese colpite" |
| "Non ci voleva la zingara per capire che i conti non tornavano". Maroni contrattacca |
| LUCIANO NIGRO |
| BOLOGNA - «Molte ombre, poche luci: non è la finanziaria di svolta che cercavamo, siamo preoccupati». E´ una requisitoria quella di Antonio D´Amato nei confronti della manovra, «la prima, vera finanziaria» del governo Berlusconi. Quella che doveva indicare la direzione di marcia dei prossimi tre-quattro anni. Si aspettava altro, il presidente di Confindustria, mentre «crollano le Borse e cade la fiducia dei consumatori e delle imprese». E invece non solo non trova «risorse per lo sviluppo», ma neppure «chiarezza di idee». Il colpo è duro da digerire. E anche da spiegare, per chi aveva scommesso tutto sul nuovo esecutivo. Perciò a Bologna, poche ore prima di entrare in via del Plebiscito per un faccia a faccia di un´ora con Berlusconi, D´Amato si rivolge, senza mai nominarlo, al «capitano» della nave Italia che naviga nel «mare grosso» della crisi senza tenere quella «rotta salda e ferma» che occorrerebbe «in una fase così delicata». D´Amato invita a «pesare e pensare bene le parole». Premette che non ha ancora visto tutti i numeri della Finanziaria. E spera in correzioni significative. Tuttavia non riesce a non esprimere «forte contrarietà e rammarico» per come si sta cercando di «colmare un deficit improvvisamente scoperto». «Non ci voleva la zingara per capire che i conti non tornavano - protesta - E quel che è peggio è che si è tamponato con qualche pezza. Si è tolto il credito fiscale alle imprese. Troppo facile scaricare sulle aziende, su 200 mila imprese lasciate senza certezza e colpite nella fiducia». D´Amato è allarmato per «questa congiuntura difficile». «Non è detto - pronostica - che il 2,3% di crescita fissata per il 2003 venga raggiunto. Al contrario, i segnali preoccupanti sono tanti. E se vogliamo crescere dobbiamo togliere punti agli altri e fare cose diverse da quelle scritte. La finanziaria non aiuta». E a questo punto si rivolge al ministro dell´Industria Antonio Marzano, seduto accanto a lui, che ascolta impietrito: «Caro ministro, tra noi c´è condivisione su molte cose, ma manca la chiarezza di una politica di governo». Insiste il presidente di Confindustria: «Gli italiani hanno il diritto, e noi imprenditori abbiamo il dovere, di sapere quale paese verrà consegnato in 5 anni». E invece, dopo mesi di delusioni, ecco la più cocente. Una Finanziaria piena di ombre: «A partire dalla mancanza assoluta di vere riforme su previdenza e sanità». Senza autentico rigore «nel paese che ha il più alto debito d´Europa e che purtroppo è cresciuto». Senza indicazioni sulle infrastrutture, «dopo 15 anni trascorsi senza investimenti». E infine il Sud, chiodo fisso della sua presidenza in Confindustria: «Le cose che abbiamo visto sul Mezzogiorno non vanno nella direzione giusta». La sola luce che D´Amato vede, in fondo, è il Patto per l´Italia: «L´unica vera riforma finora fatta, ma diventa realtà o è solo una dichiarazione?». Perché troppi sono i tentennamenti. Navigare nella crisi si può, dice D´Amato al premier, «a patto che ci sia qualcuno capace di tenere saldo il timone e di sapere guardare la bussola». Incassa Antonio Marzano: «Le imprese hanno bisogno di un chiaro indirizzo, devono sapere che il governo lo manterrà anche se a volte è costretto a scantonare per ragioni contingenti». Commenti opposti da Roberto Maroni (Welfare) che definisce "singolare" la richiesta di inserire in Finanziaria la riforma delle penesioni. |