24/2/2003 ore: 11:33
Cresce la spesa per mangiare fuori casa
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Domenica 23 Febbraio 2003
AcNielsen: aumentano pranzi e cene in ristoranti e pizzerie -
Abitudine più diffusa nel Nord-Ovest
Cresce la spesa per
mangiare fuori casa
-
DAL NOSTRO INVIATO
RIMINI In cima alle preferenze resta salda
la mitica pizzeria con un abbondante 62%,
seguita a distanza dal ristorante (36%) e via a
scendere da altri tipi di locali tradizionali, ma
nella classifica dei luoghi più frequentati dagli
italiani che pranzano o cenano fuori casa
la voce emergente è ancora da coniare perché
non di locale si tratta ma di un nuovo modo
di bere e mangiare. Un modo, cioè, del tutto
slegato dall’ambiente di servizio ma dipendente
dalla disponibilità e accessibilità di prodotti
che diano al consumatore il massimo della libertà
di scelta. Il che significa per le aziende che
producono e fanno servizio ripensare al modello
di produrre e di vendere.
È quello che sta accadendo in Italia, come
emerge da una ricerca sull’evoluzione
dei consumi alimentari "fuori casa" realizzata
da AcNielsen e presentata alla Mostra
internazionale dell’alimentazione di Rimini
che da ieri (e fino al 26 febbraio) ospita più
di 700 espositori di tutti i settori merceologici
e con una larga rappresentanza del comparto
della pesca.
Ebbene in un quadro di stagnazione generalizzata,
l’alimentare, che lo scorso anno ha
fatturato al consumo 164 miliardi di euro
(+2%), non solo ha continuato a muoversi in
controtendenza (+1,6% la produzione) ma al
suo interno ha evidenziato una duplice dinamica
della domanda stessa, con il "fuori casa" che
si è mosso con una marcia in più (+3%) rispetto
alle altre voci di spesa.
Per il vice presidente di AcNielsen, Daniele Tirelli,
il motivo di fondo di questa dinamica sta
proprio della maggiore propensione degli italiani
a consumare fuori le mura di casa.
La ricerca dice che a mangiare fuori abitualmente
sono il 20,6% degli italiani (il 26,5% uomini e
il 15% donne), con la netta prevalenza delle
regioni del Nord-Ovest (il 27,4%), seguite a
ruota da quelle del Nord-Est (23,8), quindi
del Centro (19,5) e del Sud con il 14 per cento.
Il differente peso si spiega con un diverso
livello di occupazione e di reddito, ma non
è l’unica motivazione che spinge gli italiani
delle regioni settentrionali a stare fuori casa.
E infatti il vice presidente di AcNielsen
ha osservato che ormai «si è in presenza di
una livellamento tra prezzo medio di un
pasto fuori casa e costi sostenuti per mangiare
in famiglia».
Piuttosto la differenza va interpretata con
il rapporto tra densità della popolazione, opportunità
di socializzazione, presenza e distribuzione
sul territorio degli stessi locali, intendendo
per questi sia le pizzerie e i ristoranti,
sia i bar, i fast food e i nuovi locali di
tendenza. E qui le indicazioni dell’indagine
segnalano la presenza di almeno i due terzi
dei locali nelle regioni del Nord.
NICOLA DANTE BASILE