8/1/2007 ore: 10:50
Coop: per i consumi 2006 positivo
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Pagina 13 - Economia & Lavoro Coop: per i consumi 2006 positivo e il 2007 andrà meglio La ricerca analizza inoltre il comportamento degli italiani se nel 2007 avessero qualche soldo in più da spendere. La preferenza ricadrebbe «su viaggi e divertimenti» per il 30 per cento, «spese per la propria casa» e «risparmi e investimenti» si attestano invece al 26 per cento. Lo studio inquadra anche i prodotti più scelti dalle famiglie. Nel carrello della spesa - evidenzia l’indagine - i prodotti italiani risultano sempre i preferiti: infatti, il 32 per cento del campione ne acquisterà di più. Buoni risultati si prospettano anche per i prodotti tipici e locali (più 18 per cento), i private label, vale a dire i prodotti che espongono il marchio del supermercato (più 6 per cento), e i primi prezzi (più 5 per cento). Diminuisce invece, anche se di poco, la spesa per i prodotti biologici (meno 1 per cento). Ottimo il giudizio del campione anche su Coop: gli intervistati svelano i segreti dell’impresa leader nel settore della grande distribuzione. Per l’83 per cento il marchio è sinonimo di qualità, e il 79 gli riconosce l’essere «un’azienda attenta ai consumatori e alla collettività». Ma grande soddisfazione arriva dai prodotti a marchio, e non solo tra quelli più convenienti: come testimoniano le vendite della linea Fior Fiore, cioè i prodotti di alta gastronomia italiana. A scanso di equivoci è comunque il fatturato di 12 miliardi di euro, in crescita del 3 per cento sul 2005, a consacrare la leadership di Coop sul mercato. «Una conferma - a giudizio di Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia -. I risultati fin qui ottenuti dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta: prodotti di qualità a prezzi contenuti e un’ampia gamma di scelta per i nostri clienti». Conferme che arrivano anche dalla ricerca Corporate Reputation, realizzata da Cohn & Wolfe e Research International, sulla reputazione delle imprese tra opinion leader e opinione pubblica, che «ci vede tra le prime in Italia», riprende Tassinari. Sembra esserci però qualcosa che non va. Un’altra ricerca, infatti, denuncia come le nostre tavole siano sempre meno ricche di pane (meno 21 per cento), carni avicole (meno 20), frutta (meno 18,5) e ortaggi (meno 16,3). A dirlo è la Cia, la confederazione degli agricoltori, che denuncia come negli ultimi cinque anni, i consumi agroalimentari siano calati del 9 per cento. Gli italiani snobberebbero sempre di più anche carni, salumi, uova e vini, con flessioni fra il 9 e il 10 per cento. Cali più contenuti si sono riscontrati per i derivati dei cereali, per i prodotti lattiero-caseari e per gli oli, con deficit fra il 4 e il 5 per cento. Tiene invece la pasta (meno 1,5), il latte è in ripresa (più 3,2) e i formaggi freschi hanno registrato addirittura un’impennata di 30 punti percentuali. A rendere sempre più modesta la tavola degli italiani sarebbe la forte crescita dei prezzi dei generi alimentari (più 15,5) che, insieme all’effetto dell’euro e alla diminuzione del potere d’acquisto, sta portando le famiglie a stringere la cinghia. |