21/7/2005 ore: 11:42
Confindustria: Tfr, compensazioni da rivedere
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NORME E TRIBUTI - pagina 29 ENRICO MARRO « Bisogna incidere soprattutto sul costo del lavoro — ha spiegato Bombassei al termine dell'audizione a Palazzo Madama — perché su quel fronte è possibile individuare forme più semplici in grado di garantire sia le piccole che le grandi aziende, senza costringere le piccole imprese a dover contrattare di volta in volta con le banche » . Le compensazioni. Confindustria, insomma, torna a mostrarsi scettica sul tris di provvedimenti previsti nel Testo unico varato dal Consiglio dei ministri il 1° luglio: deducibilità dal reddito d'impresa di un importo pari al 4% del Tfr destinato a forme pensionistiche complementari ( che sale al 6% per le imprese con meno di 50 addetti); istituzione di un Fondo di garanzia per facilitare l'accesso al credito; esonero dal versamento del contributo al Fondo di garanzia nella percentuale di Tfr conferito alle forme pensionistiche complementari. Si tratta di misure meno ampie rispetto a quelle previste dalla legge delega, la 243/ 2004, che aveva subordinato il conferimento del Tfr all'assenza di oneri per le imprese attraverso un accesso al credito più facile e a un' « equivalente riduzione del costo del lavoro » . È proprio quest'ultima la forma di compensazione considerata da Confindustria più efficace, come ha confermato ieri Bombassei. Il nodo del Tfr verrà affrontato da Confindustria anche nel direttivo di oggi pomeriggio, mentre mercoledì prossimo le parti sociali presenteranno al Governo una nuova versione dell'avviso comune, rimodulata sullo schema di decreto varato da Palazzo Chigi. L'audizione dell'Isvap. Ieri a Palazzo Madama è stato ascoltato anche il presidente dell'Istituto di vigilanza sulle assicurazioni private, Giancarlo Giannini, che ha ancora una volta definito grave l'attribuzione alla Covip dei controlli sulla gestione delle polizze con finalità previdenziali (Fip), che «risulta in palese eccesso di delega» . Per Giannini la vigilanza sui Fip va invece «mantenuta esclusivamente in capo all'Autorità di settore, soprattutto allo scopo di evitare pericolose aree grigie, sovrapposizioni di competenze e interventi con potenziali effetti dannosi sugli assicurati » . Il presidente dell'Isvap considera poi non corretta la piena assimilazione fra i fondi pensione e le polizze vita individuali, perché «comporta l'imposizione di una serie di vincoli sui prodotti assicurativi non compatibili con le vigenti disposizioni comunitarie » . |