16/3/2006 ore: 12:43

Confindustria: «Più concorrenza per tornare a crescere»

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    gioved? 16 marzo 2006
      Pagina 44 - Economia
        ?Pi? concorrenza per tornare a crescere?
          L?allarme della Confindustria: mai stati tanto fermi dal dopoguerra
            Strettamente legati l?alto tasso di regolamentazione e la stasi dell?economia Pininfarina: serve un cambiamento culturale
            Presentato il dossier del Centro studi di Viale dell?Astronomia per rilanciare la competitivit?
              ROBERTO MANIA
                ROMA - Nuovo allarme della Confindustria sull?economia italiana: ?In tutto il dopoguerra - ha detto il capo economista di Viale dell?Astronomia, Sandro Trento - non c?era mai stato un periodo cos? lungo di bassa crescita?. Tanto che il divario con il resto del mondo ?si sta aggravando?. Cos?, mentre dovunque, anche nella vecchia Europa, ? in atto una tumultuosa ripresa, da noi va in scena un preoccupante ristagno, con un Pil fermo nel 2005, dopo essere cresciuto appena dello 0,6 per cento nel quinquennio 2001-2005, peggio del decennio 1991-2000 che ha segnato un +1,6 per cento. Le cause sono strutturali e molte vanno cercate nella mancanza di concorrenza, soprattutto nei servizi. Con conseguenze negative sulla competitivit? e sui bilanci delle imprese. Proprio su questo (sulla "Concorrenza bene pubblico") si terr? domani e dopodomani a Vicenza il convegno biennale del Centro studi della Confindustria. Sul palco anche i due candidati premier, Silvio Berlusconi (sabato) e Romano Prodi (venerd?), interrogati dagli imprenditori. ?A entrambi - ha detto il vicepresidente della Confindustria Andrea Pininfarina - chiediamo un sforzo per un cambiamento culturale, una vera e propria inversione, a favore della concorrenza?. Per ora gli industriali non scelgono n? l?uno n? l?altro dello schieramento. ?Giudicheremo sabato?, aggiunge Pininfarina, al termine del duello a distanza tra il Professore e il Cavaliere.

                La tesi della Confindustria ? che ci sia un nesso tra la "crescita zero" e la bassa produttivit? e tra questa e l?alta regolamentazione nei servizi. Non ? un caso che l?Italia sia nel gruppo dei Paesi di coda (con l?Austria e la Francia) a lunga distanza dalle performance dei sistemi anglosassoni, Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada. E se solo l?Italia adattasse le sue regole a quelli dei Paesi pi? liberali dell?area Ocse, nell?arco di un decennio - ha calcolato Confindustria - la produttivit? totale dei fattori (non solo quella del lavoro) aumenterebbe ad un tasso annuo compreso tra lo 0,1 e l?1,1 per cento. E ancora: la riduzione dei vincoli di varia natura ai servizi potrebbe determinare in tutta Europa una crescita della produzione stimata in circa 33 miliardi di euro. Vantaggi, di conseguenza, anche per i consumatori che potrebbero avere a disposizioni pi? servizi a prezzi pi? bassi. I consumi dovrebbero crescere complessivamente dello 0,6 per cento, i posti di lavoro dello 0,3 per cento (fino a 600 mila posti nell?Europa e 25) e i salari dello 0,4 per cento in termini reali.
                  L?obiettivo di Confindustria ? ambizioso perch? ? quello di trasferire la cultura e i valori della concorrenza in tutta la collettivit?. Da qui l?appello anche ai sindacati di fare proprie le ragione della concorrenza. Un?operazione culturale, appunto, di cui c?? forte bisogno come conferma l?indagine condotta da Demos e coordinata da Ilvo Diamanti sull?atteggiamento degli italiani nei confronti del mercato. Ne scaturisce la consapevolezza dell?importanza della concorrenza insieme a evidenti contraddizioni. Quasi il 32 per cento degli intervistati (un campione di 1.500 persone) collega la concorrenza alla parola "libert?" e oltre il 21 per cento a quella di "qualit?", solo l?11,3 per cento a "egoismo". Per il 52,4 per cento degli intervistati ? sbagliato dover chiedere una licenza per aprire una farmacia, un?edicola o guidare un taxi. Netta la tendenza a considerare le tariffe un effetto del mercato (lo pensa il 59,7 per cento) e non una decisione degli ordini professionali in concorso con i ministri competenti, ma poi quasi l?80 per cento ritiene giustificata l?iscrizione all?ordine dei commercialisti o degli avvocati (il 79,2 per cento).