11/4/2003 ore: 13:01
Confindustria: la successione contesa tra nordest e nordovest
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11 aprile 2003
CONFINDUSTRIA.PARTE LA CORSA PER SCEGLIERE IL PRESIDENTE CHE SUBENTRERÀ A D ’AMATO NEL 2004
La successione contesa tra nordest e nordovest
Due candidati e un terzo incomodo.Ma non solo i nomi dividono i neo-modernisti dai neo-tradizionalisti
Sarà anche uno scontro politico: tra neo-tradizionalisti
e neo-modernisti. Gli schieramenti per sostenere
l’una o l’altra candidatura per la successione ad Antonio
D’Amato alla guida della Confindustria (oltre 100 mila imprese associate per un totale di circa 4,2 milioni di lavoratori dipendenti), a
meno di un anno dalla scadenza del suo mandato, si stanno ormai definendo.
Dietro ciascuno di loro ci sono i nomi dei possibili presidenti
ma anche programmi, culture imprenditoriali distinte, e, infine, posizioni «politiche» in senso ampio, non corrispondenti a quelle
parlamentari. Un aspetto - non irrilevante - sembra in questa fase accomunare neo-tradizionalisti e neo-modernisti: superare il neo-collateralismo con il governo di damatiana invenzione.
Con diverse strategie.
Alle due aree politico-culturali corrispondono le due grandi aree geografiche del nord-ovest (i neo-tradizionalisti sconfitti da D’Amato)
e del nord-est (i neo-modernisti, grandi elettori di D’Amato), dato che appare piuttosto difficile che una regione meridionale possa
esprimere nuovamente il leader di Viale dell’Astronomia.
Per i primi c’è in campo il presidente dell’Unione industriale
di Torino, Andrea Pininfarina, già presidente della Federmeccanica; per i secondi Nicola Tognana, oggi uno dei vice di D’Amato.
Entrambi non piacciono - a quanto pare - al presidente-imprenditore
Silvio Berlusconi che considera il primo troppo ulivista e il secondo
non più affidabile dopo la lettera aperta a lui indirizzata qualche
settimana fa degli imprenditori di Treviso, che denunciavano la
scarsa attenzione del governo sulle problematiche delle
aziende. Tognana nega, ma si dice che sia stato proprio lui
l’ispiratore della polemica missiva. Ecco perché il candidato
forte, capace di mettere insieme i due schieramenti e sostenuto anche da Palazzo Chigi, potrebbe essere Luca Cordero di Montezemolo.
Vedremo. Sul modo per fuoriuscire dal collateralismo o, che dir si voglia, dalla concertazione asimmetrica, le due aree propongono ricette diverse. Morbida, quella del nord-est che punta a non riproporre il
patto di legislatura con il governo ma non esclude forme di convergenza ogni qual volta dovesse essere consigliabile.
E’ un vero richiamo alla tradizione quello del nord-ovest, con una netta separazione istituzionale tra governo e Confindustria, e con la tentazione di riportare gli industriali alla stagione di passaggio tra la prima e la seconda Repubblica, per ragionare di riforme istituzionali,
bipolarismo incompiuto, giustizia.
Netta la differenza sulle politiche per il mezzogiorno: i neo-modernisti pensano di trasferire nel nostro sud l’esperienza che stanno
accumulando in Romania e pensano (talvolta lo dicono) a forme di gabbie salariali; i neo-tradizionalisti guardano ovviamente alla tradizionale vocazione turistica del mezzogiorno.
"Destrutturare" il modello contrattuale è un’espressione forte, ma è ciò
che vorrebbero i neo-modernisti, con accordi regionali e forme di concertazione locale. Il nord-ovest probabilmente parlerebbe di
"ristrutturazione" del siste ma contrattuale con la sostituzione
del contratto nazionale con uno di comparto (auto, telefonia, elettrodomestici, ecc) più funzionale alle diverse esigenze delle
imprese, oggi schiacciate dai contratti omnibus, frutto ancora
dell’autunno caldo. In coerenza con la linea autonomista,
i neo-tradizionalisti non immaginano più forme di concertazione, ma si
preoccupano (e si vede anche nella vicenda del contratto dei metalmeccanici) di recuperare il rapporto con la grande Cgil.
Divisi, infine, anche sulla politica industriale. Se i nordestini appaiono affascinati dalle ricette neo-keynesiane in versione neo-colbertista
(Tremonti docet), tra sostegni al consumo e opere pubbliche,
gli altri ripensano alla "programmazione" nella forma bipolare, governo-grandi imprese. Tra breve i programmi e i candidati.
Tognana contro
Pininfarina
Sullo sfondo
si staglia
Montezemolo