Commercio più liberalizzato
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ItaliaOggi (Aziende e Affari) Numero 289, pag. 13 del 6/12/2003 di Claudia Morelli
Il federalismo potrebbe asfissiare la concorrenza Niente federalismo nelle regole per il commercio. L'autonomia normativa delle regioni in questo settore potrebbe asfissiare la concorrenza. L'allarme è stato lanciato ieri dall'Associazione nazionale cooperative tra dettaglianti (Ancd, aderente a Legacoop), nel convegno organizzato per la presentazione del Rapporto 2003 sulla nuova politica commerciale e il sistema distributivo. Secondo il rapporto, le regioni non hanno contribuito all'attuazione piena del decreto Bersani (dlgs n. 114/'98), destinato a superare il regime vincolistico della precedente legislazione. Il decreto prevedeva infatti la graduale liberalizzazione degli esercizi di dimensioni più piccole, la soppressione della ripartizione tabellare limitando a due i settori merceologici, l'eliminazione del registro con modalità di accesso diverse per gli operatori commerciali. In particolare, sono stati introdotti limiti e restrizioni per le vendite promozionali, sottocosto e gli orari. ´Ci sono alcuni settori che non richiedono affatto una regolazione', ha sottolineato Roberto Dessì, segretario generale di Ancd. ´È il caso delle promozioni'. La situazione rischia di complicarsi con l'avvio del federalismo che, con la modifica del titolo V della Costituzione, ha conferito alle regioni legislazione esclusiva sul commercio. ´È essenziale che le regioni si orientino a produrre una normativa ispirata a principi di liberalizzazione e di semplificazione, fugando le preoccupazioni degli operatori sulla possibilità che prevalgano quelle tentazioni di chiusura al mercato e di reintroduzioni di vincoli anacronistici che hanno impedito la piena attuazione della legge Bersani nel suo passaggio dal livello centrale a quello delle autonomie locali', ha sottolineato Dessì. Le richieste. Aumentare i limiti dimensionali dei punti vendita liberalizzati, anche abolendo le differenza tra grandi e piccoli comuni; non frapporre nessun vincolo alle promozioni; non reintrodurre le tabelle merceologiche; non introdurre norme per il sottocosto; prevedere automatismi di ampliamento per temperare i blocchi; favorire i trasferimenti degli esercizi commerciali; eliminare i contingenti quantitativi in funzione anticoncorrenziale. I dati. La rete commerciale italiana a dettaglio è costituita da oltre 735 mila esercizi, di cui il 26% rivenditori alimentari. Gli occupati totali (tra dipendenti e indipendenti) sono pari a poco più di 2 milioni (dati al 2001). Mentre si stima che i consumi delle famiglie italiane nel 2003 saranno pari a circa 800 milioni di euro. L'evoluzione nei consumi. Daniele Tirelli, vicepresidente Ac Nielsen Italia, ha sottolineato che si va verso l'´estetizzazione dei consumi'. Insomma, si consumerà ´per essere' in cittadelle artificiali costruite sempre più con sensibilità scenica. |