30/3/2006 ore: 11:54

Coin lancia l’offensiva degli orari domenicali

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      di luned? 27 marzo 2006

    pagina 6 - Imprese
      Commercio
      In Val d’Aosta si pu? fare acquisti in ogni festa. In Trentino solo in 9. Libro bianco Federdistribuzione
        Coin lancia l’offensiva degli orari domenicali
          Beraldo: ?I consumi si stanno spostando al fine settimana. I clienti devono trovare aperto, altrimenti li perdiamo?
            di Maria Silvia Sacchi
              L’anno scorso gli abitanti della Valle d’Aosta sono potuti andare a fare acquisti di fatto ogni domenica dell’anno. In Trentino, invece, quasi mai, visto che i negozi sono rimasti aperti solo per nove festivit? in tutto il corso dell’anno. Se si guarda la scheda pubblicata, si vede come i cittadini abbiano una maggior o minor facilit? di acquisto a seconda della Regione in cui abitano. Mediamente l’anno scorso sono state 25 le festivit? durante le quali i negozi sono rimasti aperti, ma con le punte di massima libert? rappresentate da Valle d’Aosta, Basilicata, Lazio e Campania e di minima apertura di Trentino, Umbria, Marche, Puglia, Piemonte ed Emilia. Il metro di misura per decidere ?domenica s?, domenica no? ?, secondo le leggi di oggi, il flusso turistico, non una maggior libert? del consumatore in quanto tale. Teoricamente pi? turisti si hanno, pi? aperture si dovrebbero avere. Teoricamente, appunto: Valle d’Aosta e Trentino hanno entrambe una forte vocazione turistica ma, come si ? visto, situazioni opposte. A decidere quali sono i Comuni a prevalente economia turistica, e dunque a concedere deroghe al divieto di restare aperti la domenica, sono le Regioni.

              ?Per chi, come noi, ha 350 punti vendita di abbigliamento, tra diretti e indiretti, gestire queste differenze non ? facile?, dice Stefano Beraldo, amministratore delegato di Coin. Che, su questo punto, lancia un vero allarme: ?Dobbiamo stare attenti, perch? stiamo assistendo a una migrazione dei consumi dai giorni centrali della settimana alla domenica - spiega l’amministratore delegato di Coin -. Ma se questa migrazione trova un sistema legislativo chiuso, i consumi ristagneranno ancora di pi?, perch? non ? detto che il consumatore sia disposto a comprare il luned? ci? che non ha trovato la domenica, anzi. Purtroppo, ci sono Regioni, come il Lazio e la Lombardia, in cui si stanno paventando maggiori difficolt?, con la tendenza a perdere domeniche?.

              Quello dei negozi aperti la domenica - come avviene in primis negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, ma non ancora in tutta Europa - ? un problema che data da tempo. Vorrebbe poter fare la spesa nei giorni festivi pi? dell’80% dei cittadini italiani, secondo l’ultima ricerca di Expan; e soprattutto li vorrebbe la grande distribuzione. Cerca, invece, di evitarli una parte (ma sta crescendo chi ? favorevole) dei piccoli esercizi, a conduzione familiare, che teme di restare schiacciata dalla grande distribuzione; ed ? contraria la Chiesa, che in difesa della domenica si ? espressa anche in tempi recenti. Contrario si era anche detto l’assessore al Commercio della Lombardia, Franco Nicoli Cristiani. La Regione sta elaborando la nuova delibera che definir? quali sono i Comuni a prevalente economia turistica della regione, provvedimento che deve essere pronto entro settembre anche se negli uffici dell’assessorato si lavora per anticiparlo a giugno. E nella seconda met? di aprile dovrebbe andare in giunta il piano per il commercio 2006-2008.

              La liberalizzazione delle aperture domenicali - ma anche la liberalizzazione dei saldi - sono uno dei punti chiave del libro bianco sulle criticit? del commercio in Italia che la Federdistribuzione si appresta a presentare a politici e amministratori locali. Gli enti locali hanno un ruolo decisivo e, come dice Jan van der Borg, docente di management urbano e di economia del turismo all’Universit? Ca’ Foscari, ?dovrebbero facilitare e sostenere la scelta di esercenti e artigiani di restare aperti la domenica, anzich? ostacolarla. Non si pu? pretendere che l’Italia diventi dall’oggi al domani un Paese in cui si possa fare acquisti o mangiare a qualunque ora del giorno e della notte, come avviene negli Stati Uniti, ma un commerciante che ha voglia di fare un investimento di questo tipo non dev’essere ostacolato. Orari pi? lunghi e aperture domenicali sono un gioco in cui tutti hanno da guadagnare?.

              La grande distribuzione, naturalmente, preme. Per il settore ? un momento importante. Le due catene non alimentari, Rinascente e Coin, dopo il passaggio di mano dei rispettivi capitali azionari, sono in fase di rilancio. E diverse sono le ipotesi, pi? o meno concrete, di arrivi di nuovi attori della grande distribuzione dall’estero, in particolare Harrods su Milano e El Corte Ingl?s su Roma. ?Bisogna capire che liberalizzare orari e saldi ? importante per il Paese?, sostiene Beraldo. Che spiega: ?Come impresa abbiamo i vincoli di tutte le altre imprese italiane, il costo del lavoro, dell’energia, il trasporto su gomma... Ma il commercio rappresenta il 24% del Pil. Le grandi aziende hanno avuto un ruolo nel contenimento dei prezzi e dell’inflazione. Sono un motore dei consumi. Siamo esportatori, visto che un quarto del fatturato che Coin fa durante i giorni festivi ? dato da acquisti tax free, da parte di turisti extra Ue. Ormai per il gruppo Coin la domenica ? la seconda giornata di acquisti, dopo il sabato, con l’8% del fatturato e impegna circa 400 impiegati e venditori nelle 25 giornate medie di apertura. Se potessimo aprire tutte le domeniche e giorni festivi - continua Beraldo - il gruppo potrebbe raddoppiare l’impiego di persone nella domenica, soprattutto giovani che non hanno necessit? di un lavoro continuo dipendente e il sistema distributivo italiano potrebbe aumentare l’impiego domenicale di circa 3-4mila persone. Perch? allora rendere difficile la crescita di una distribuzione moderna??