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Cofferati: «Noi, al lavoro per la democrazia»
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27 settembre 2002
Sottolineata l’autonomia dell’istituzione di cui l’ex leader del più grande sindacato italiano è il presidente
Cofferati: «Noi, al lavoro per la democrazia»
L’ex segretario Cgil presenta la Fondazione Di Vittorio: «Una scelta polemica? Ebbene sì»
Simone Collini
ROMA Ancora non è operativa nella nuova veste, ma già si capisce che
tra non molto giocherà un ruolo tutt’altro che secondario nel panorama
italiano. È la Fondazione Di Vittorio, che sotto la presidenza di
Sergio Cofferati amplia attività e funzioni originarie.
Innanzitutto non si occuperà più soltanto di ricerca storica,
ma estenderà il proprio campo di studio ad altri settori.
I lavori verranno affidati a tre comitati scientifici che verranno coordinati
da Marcello Messori (area economico-istituzionale), Alberto Asor Rosa (dipartimento cultura) e Adolfo Pepe (area storica).
A presentare i programmi della nuova struttura è lo stesso Cofferati
affiancato, in un’affollata conferenza stampa nella sede di via
Donizetti, dai tre professori e dal segretario generale della Cgil Guglielmo
Epifani. «Democrazia è la parola da cui vogliamo muoverci»,
spiega. «I più maligni penseranno che partire da questo tema sia una
scelta polemica - dice con sorriso sornione - Bene, hanno assolutamente
ragione. Ma pensiamo anche che sia questo il giusto argomento».
Democrazia in tutte le sue accezioni, sottolinea il nuovo presidente
della Fondazione, partendo dai diritti del lavoro, passando per la questione
della rappresentanza, e arrivando fino a problematiche riguardanti
le istituzioni e l’economia.
Perché è vero che punto di riferimento per tutti e tre i comitati scientifici
sarà «il lavoro nelle sue molteplici accezioni» e che l’importanza
della Di Vittorio sta nel «dare visibilità e valore ai temi che un sindacato
deve affrontare quotidianamente». Ma è anche vero, come spiega
intervenendo brevemente Epifani, che «è interesse della Cgil che la
Fondazione espanda il proprio ruolo, vada anche oltre i temi sindacali,
ampli la sua capacità di dialogare con altre aree». Insomma, partire
dai temi sindacali, del lavoro, della rappresentanza sociale, ma andare
anche oltre.
Fin dove si spingerà la Fondazione sotto la guida di Cofferati?
L’ex segretario generale della Cgil non dà anticipazioni. Quel che è
certo, assicura, è che la Di Vittorio non sarà una cinghia di trasmissione tra politica e sindacato: «Non ci pensiamo proprio - taglia corto il
neopresidente rispondendo a una domanda - l’autonomia e la distinzione
dei ruoli sono importanti per la rappresentanza politica e per
quella sindacale. E altrettanto importante è l’autonomia della Fondazione rispetto alla Cgil», che è e rimane «l’unico azionista» della Di Vittorio. E tanto poco vuole essere un tramite tra i diversi tipi di rappresentanza,
che i parlamentari, preannuncia Cofferati, «è bene» che
non facciano parte dei comitati scientifici. Potranno invece diventare «amici» della Fondazione, basta che abbiano «interessi sinceri, e non strumentali, per le nostre attività».
I lavori (che, ferma restando l’assoluta autonomia, potranno procedere
in sinergia con quelli di altre fondazioni, italiane e non), prenderanno
il via tra breve e verranno diffusi sulla rivista «Quaderni di ricerca
sindacale» e attraverso un sito internet. «Siamo ancora un cantiere
aperto - dice Cofferati - ma entreremo nella fase operativa il più presto
possibile. Ci sono ragioni concrete che ci inducono a far presto e bene.
Basta guardare a quello che sta succedendo nel Paese per capire quanto
ci sia da lavorare senza perdere tempo».
Numerose le personalità che hanno già dato la propria disponibilità
al lavoro di ricerca. Insieme al professore di Letteratura italiana Alberto
Asor Rosa, faranno parte del dipartimento cultura, tra gli altri, il
semiologo Umberto Eco, il linguista Tullio De Mauro, il giurista Luigi
Ferraioli, il fisico Carlo Bernardini, mentre del comitato economico-
istituzionale faranno parte Paolo Sylos Labini, ma anche il francese
Jean Paul Fitoussi e il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz. Il
professore di storia contemporanea Adolfo Pepe non anticipa da chi sarà
affiancato nel comitato storico.
Sottolinea, però, l’importanza che assumerà nell’attuale contesto italiano
la Di Vittorio. L’organismo, nota infatti il direttore della Fondazione,
finirà per occupare uno spazio che nei decenni scorsi era di pertinenza
di partiti e istituzioni, ovvero quello del dibattito culturale.
E non è forse un caso se Cofferati, parlando dei programmi della
nuova struttura (costituita nel 1992, oggi la Di Vittorio si è dotata
di un nuovo statuto), ha sottolineato che il lavoro della Fondazione
sarà importante per la Cgil, «ma anche per altri». Non specifica chi siano
esattamente questi «altri». Però, quando parla dell’urgenza di avviare
le attività, parla di «alcune scadenze».
Ad esempio, quella del 2006. Quando ci sarà, ricorda, il
centenario della nascita della Cgil. E bisogna prepararsi per tempo.