16/7/2007 ore: 12:14
Chi lascia il lavoro a 63 anni guadagnerà l'8-10%
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Pagina 7 - Economia Così mentre infervora il dibattito politico e sindacale sull´ammorbidimento dello scalone che fissa l´età per il pensionamento di anzianità da 57 a 60 a partire dal primo gennaio del 2008, le simulazioni elaborate nell´ultimo Rapporto del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale aprono uno squarcio sulle convenienze per ciascun lavoratore. La base di partenza è quella ancora in vigore fino alla fine dell´anno: per la pensione di anzianità servono almeno 35 anni di versamenti contributivi e 57 di età. Ma quale sarà l´assegno pensionistico? Dipende dall´anno in cui si andrà a riposo. Gli esperti del Nucleo hanno individuato tre casi: nel 2020, dove pesa ancora il vecchio sistema retributivo; nel 2040 e nel 2050, nei quali l´assegno è tutto calcolato in base ai contributi e all´aggiornamento dei coefficienti di trasformazione che i tecnici danno per scontato. Ora nel primo esempio il tasso di sostituzione netto (cioè il rapporto tra l´ultimo stipendio e la pensione al netto dei contributi) si aggirerà intorno al 63 per cento per decrescere al 56 per cento nel 2040 e addirittura al 54 per cento nel 2050. Una discesa motivata dal fatto che parallelamente crescono le aspettative medie di vita che incidono (attraverso i coefficienti) sull´ammontare dell´assegno. Ci si accorge subito dell´impatto dell´aumento dell´età sulla pensione quando si vanno a guardare le tabelle successive. Per esempio un lavoratore che dovesse lasciare, sempre con 35 anni di versamenti all´Inps o ad un altro ente, ma dopo aver compiuto 60 anni (esattamente l´ipotesi dello scalone) prenderebbe il 5 per cento in più nel 2020, il 4 per cento nel 2040 e altrettanto nel 2050. A 63 anni (ipotesi studiata dai tecnici della Ragioneria dello Stato) la percentuale crescerebbe ulteriormente rispetto all´ipotesi di partenza, con un tasso di sostituzione netto che nel 2020 arriva al 72 per cento, nel 2040 al 64 per cento e nel 2050 al 62 per cento. Infine l´ipotesi più hard: 65 anni di età e 40 di contributi. Nel 2020 la pensione toccherebbe l´85 per cento dell´ultimo stipendio, nel 2040 il 76 per cento e nel 2050 il 73 per cento (quasi il 20 per cento in più dell´ipotesi di partenza). Nel Rapporto il Nucleo spiega le ragioni di questa dinamica delle pensioni: «L´accumulazione di maggiori contributi, ma anche l´applicazione di coefficienti di trasformazione più elevati (anche se la questione è stata per ora accantonata al tavolo del negoziato, ndr), giustificati dall´attesa di un minore periodo di godimento della prestazione da parte dell´individuo». Questo è il metodo contributivo. Ma proprio per questo gli esperti che hanno lavorato per il ministero del Lavoro richiamano il governo a prendere misure per favorire l´attività dei "lavoratori anziani", perché le pensioni fanno parte del mercato del lavoro. (r.ma.) |