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21 Novembre 2002
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NOSTALGIA. L'AREA SABATTINI VUOL FONDARE UN MOVIMENTO POLITICO Cgil, quelli più a sinistra del Cinese
Il nuovo Partito dei lavoratori. Non è proprio scritto così ma l'obiettivo di un gruppo di dirigenti della Cgil sembra essere questo. In un documento parlano della necessità di impegnarsi «alla costruzione di un movimento cha dia voce e garantisca una effettiva partecipazione dei lavoratori alla vita democratica nel nostro paese, superando le ossificazioni elitarie ed oligarchiche che hanno teso e tendono a sostituire la democrazia». Nulla a che vedere - sia chiaro - con lo sforzo dell'ex segretario generale della Cgil, Sergio Cofferati, di costruire un asse privilegiato con Romano Prodi all'interno di un grande Ulivo rinnovato. Anzi pare che gli uomini della Cgil ancora legati a Cofferati non abbiano affatto gradito la novità. Il primo firmatario del documento, che in questi giorni sta circolando nelle sedi della Cgil di tutta Italia, è Claudio Sabattini, già leader della Fiom nazionale oggi numero uno dei metalmeccanici della Sicilia. Seguono le firme di Fulvio Perini, della Cgil piemontese, di Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, di Gian Paolo Patta e di Paola Agnello, entrambi membri della segreteria nazionale della Cgil. L'iniziativa, che nasce all'interno di un'area politicamente minoritaria nella Cgil e che non sembra destinata a raccogliere un ampio consenso neanche all'esterno, assume comunque un rilievo non secondario. Segna una fase nuova nel dibattito strettamente politico della Cgil. Per la prima volta all'interno del sindacato, infatti, si parla e si scrive esplicitamente di un nuovo soggetto della sinistra politica. Riproponendo per questa via, il tema centrale di quello che fu il contributo della Cgil di Sergio Cofferati al congresso di Pesaro dei Ds: il lavoro e i lavoratori. «E' necessario che rientrino in campo i lavoratori (…) contro i modelli egemonici in atto, per cambiarli. E' necessario costruire un programma e una azione collettiva che si proponga, anche per difendersi, di cancellare le vecchie e le nuove origini dell'ineguaglianza sociale». Ma, nel nuovo documento, riecheggia anche l'identità del vecchio Pci, quale partito dei lavoratori. Una identità di classe che oggi certamente non hanno i Ds. Né - secondo i firmatari - l'insieme dei partiti della sinistra. «La questione della partecipazione democratica dei lavoratori si pone anche a livello politico e non trova oggi alcuna risposta. Nessun partito politico della sinistra italiana si propone oggi un programma generale e una forma organizzata che si fondi sulle istanze di cambiamento e di partecipazione dei lavoratori». Conviene proseguire nella lettura del documento: «L'attuale sistema elettorale tende a determinare una selezione di censo o, meglio, di natura elitaria nell'esercizio dell'elettorato passivo; nessun partito può esserne estraneo, anche per motivi di semplice sopravvivenza. Contemporaneamente, l'astensionismo ha avuto effetti pesantissimi per la sinistra nelle ultime elezioni in Spagna, in Italia ed in Francia. E' necessario lavorare per la ricostruzione di una partecipazione dei lavoratori alla vita politica attraverso un loro impegno diretto. Questo sarà possibile se le loro istanze e le loro aspettative di cambiamento caratterizzeranno il programma politico di una rinnovata esperienza di sinistra».
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