IL SOCIOLOGO Disagio individuale in un mondo incerto
di COSTANZO RANCI* *docente di Politica sociale al Politecnico di Milano
La crisi dei ceti medi è oscura, infida. Non si esprime attraverso proteste pubbliche, cortei e manifestazioni, né è direttamente leggibile negli orientamenti di voto, anche se alimenta il distacco dalla politica. E' più un disagio sotterraneo, individuale o familiare, che fa fatica a trasformarsi in problema collettivo. Ma non per questo è meno reale, come mostrano sia l'inchiesta che gli interventi ospitati nel forum. E' il disagio di chi vede diminuire, progressivamente, non solo il suo reddito e il suo potere d'acquisto, ma anche le sicurezze su cui ha costruito la sua vita: il lavoro, la casa, il servizio sanitario, la pensione. Ma anche di chi si trova sulla frontiera del cambiamento in corso: di chi lavora nei call center, di chi si laurea e poi deve attendere anni e anni prima di poter prevedere il raggiungimento di altri traguardi: l'autonomia abitativa ed economica, la costituzione di una nuova famiglia, l'avvio di una carriera. Il mondo in cui stiamo entrando non solo è sconosciuto, ma assai meno prevedibile di quello da cui veniamo. I rischi che, in una fase socialmente espansiva, molti sono disposti a correre per trovare una collocazione sociale adeguata alle proprie aspettative, appaiono ora minacce, eventi da cui innanzitutto bisogna proteggersi. Cambia il lavoro, cambia la famiglia, cambia il mercato abitativo. Una sola cosa non cambia, almeno non ad un passo sufficiente: il nostro sistema di welfare, che protegge una quota sempre più ridotta di ceti medi, ed esclude dalle tutele gran parte dei vulnerabili di oggi. Mi auguro che molti politici non si limitino a leggere l'inchiesta di Di Vico, ma provino a pensare concretamente a qualche passo in avanti. Senza creare false aspettative: basterebbe una piccola inversione di tendenza, una tutela in più invece che una in meno. Sostenere le famiglie nelle loro funzioni specifiche di protezione sociale, di sostegno ai soggetti più deboli: questo sarebbe un obiettivo utile a fronteggiare, modestamente, la crisi dei ceti medi.
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