17/9/2004 ore: 11:58
Centromarca (per ora) resta fuori
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L’associazione non ha partecipato al tavolo con l’Esecutivo Centromarca (per ora) resta fuori L’industria accusa lo squilibrio di peso a vantaggio delle catene MILANO - Il confronto è durato diverse settimane a livello tecnico, ma alla fine le associazioni della grande distribuzione, da un lato, e l’industria di marca, dall’altro, non hanno trovato l’intesa preliminare per andare in maniera coordinata al tavolo del ministro Marzano per definire l’accordo sui prezzi dei prodotti di largo consumo nei supermarket. Centromarca, l’associazione delle imprese di marca, ha preferito stare alla finestra. Probabilmente per valutare la portata effettiva dell’intesa che sarà siglata oggi e che interessa più direttamente i prodotti a marca commerciali, ossia quelli che sono venduti con il marchio delle catene distributive, che ne governano il posizionamento sul mercato e le condizioni produttive. Al centro del confronto le variabili dell’intera filiera, dalla dinamica delle materie prime ai costi di approvvigionamento, produzione e trasferimento dei prodotti. Una attenzione speciale anche al volume di risorse relativo al finanziamento da parte dell’industria delle massicce campagne di promozione delle catene commerciali e ai costi per posizionare i propri prodotti sugli scaffali della distribuzione. Insomma, troppe le variabili in gioco e alla fine un’intesa di filiera, preliminare al tavolo presso il ministero Attività produttive, non è stata trovata con l’accordo di tutti. Più d’un manager nell’ambito dell’industia di marca fa notare che si sta accentuando lo squilibrio di peso negoziale tra imprese e catene distributive e che nuove tensioni sono prevedibili nei prossimi mesi, vista anche la tendenza deflattiva dei prodotti di marca. Intanto si apre un altro fronte, ed è quello dei pubblici esercizi. L’Italgrob, l’associazione dei grossisti di bevande, ha lanciato l’allarme sui costi della birra in bar e ristoranti. Il timore espresso dai grossisiti è che i rincari all’origine intorno al 2% possano tradursi in aumenti desisamente maggiori nei pubblici esercizi deprimendo ulteriormente i consumi. V.CH. |