24/1/2003 ore: 11:42
Art.18, il governo vara il suo referendum
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24 gennaio 2003
I commercianti: ci batteremo. Pezzotta sostiene che la Cisl deciderà solo alla vigilia del voto
Art.18, il governo vara il suo referendum
I ministri vogliono i Comitati per il No. Rutelli: una tabaccheria non è la Pirelli
Felicia Masocco
ROMA Contro il referendum per l’estensione
dell’articolo 18 è un fuoco di sbarramento.
Reagiscono a muso duro le
piccole imprese, Confcommercio in testa,
che vedono un attentato alla loro
stessa esistenza l’eventualità di ritrovarsi
costrette a reintegrare al loro posto il
lavoratore ingiustamente licenziato.
Tuona Sergio Billè, presidente della
Confcommercio «ci batteremo», e annunciano
battaglia la Confesercenti, la
Cna, la Confartigianato e la Confapi
che non ha ancora preso una posizione
ufficiale mette comunque in guardia
dal «non sminuire quelle piccole iniezioni
di flessibilità introdotte negli ultimi
anni», afferma Ida vana presidente
delle aziende metalmeccaniche. Il fronte
imprenditoriale è compatto, le parole
del presidente di Confindustria che
teme un «ritorno al Medioevo» chiudono
il cerchio.
Sul fronte politico il governo «è
schieratissimo» per dirla con Fini, il premier
afferma che se ne parlerà in Consiglio
dei ministri «non abbiamo ancora
preso posizione», afferma riferendosi
evidentemente al momento collegiale
perché quella di ogni componente è nota,
sono tutti per il “no” pronti a sponsorizzare
i comitati governativi annunciati
dal ministro del Welfare Roberto
Maroni. La possibilità di farli e quindi
di scendere in campo direttamente - cosa
inedita nella storia istituzionale - è
ancora al vaglio degli uffici legislativi,
ma l’idea piace eccome. È d’accordo il
titolare delle Attività produttive Antonio
Marzano, d’accordo il collega alle
Politiche Agricole Gianni Alemanno,
freme quello alle Comunicazioni Maurizio
Gasparri. Una ipereccitazione non
condivisa neanche dal sindacato di de-
stra Ugl che dice di «non comprendere
tanta passione». Non aderirà a comitati
«politici per il no» la Cisl: il leader Savino
Pezzotta spiega che la Cisl si pronuncerà
solo «immediatamente prima» della
consultazione. «Valuteremo se costituire
nostri comitati», aggiunge. Rilancia
il «modello tedesco» il segretario della
Uil Luigi Angeletti: decida il giudice
per il reintegro o il risarcimento.
L’orientamento del governo, giudicato
grave dall’Ulivo, viene stroncato dal segretario
nazionale della Fiom (tra i promotori
il referendum) Giorgio Cremaschi:
«Sarebbe un vero atto di regime se
il governo, usando fondi pubblici, organizzasse
i comitati per il no. Ai referendum
si va come organizzazioni politiche
e come persone, ma non può andare
un'istituzione».
Tra le forze di opposizione, tolte
quelle che aderiscono al referendum,
da Rifondazione, ai Verdi, a una parte
dei Ds, viene nettissima la contrarietà
della Margherita. Francesco Rutelli dice
che «se passasse sarebbe molto peggio
per le piccole imprese e per i lavoratori».
L’opinione è condivisa dal ministro
Carlo Giovanardi, come Rutelli ospite
della trasmissione «Telecamere». «Una
tabaccheria - afferma Rutelli - non è
come la Fiat. In una macelleria dove
lavorano madre, padre e figlio, non si
può applicare l'articolo 18 come alla
Pirelli».
Non meno battagliero Sergio Billé
afferma che «occorre evitare quella che
sarebbe la beffa oltre il danno, cioè che
l'articolo 18 finisca col colpire la parte
più vitale del sistema imprenditoriale».
Analoga la posizione dei colleghi di
Confesercenti: il referendum «cozza
con le necessità reali del Paese - spiga il
presidente Marco Venturi -. Un primo
effetto sarà che le piccole imprese assumeranno
meno». Durissimo il commento
di Gian Paolo Patta, segretario
confederale della Cgil, esponente di
Cambiare rotta che ha aderito al referendum:
«La Confesercenti - afferma -somiglia
sempre più alla Confcommercio,
al punto che diventano sempre più
oscure le ragioni di una distinzione organizzativa».
La polemica è destinata a
salire, dalla Cna il presidente Ivan Malavasi
afferma di essere «per un no assoluto
all’estensione dell’articolo 18» e aggiunge
di essere «assolutamente indisponibile
a trattative finalizzate all’introduzione
di nuove norme».