20/1/2003 ore: 12:18
Angeletti (Uil) propone il modello tedesco
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18 gennaio 2003
Al giudice l’alternativa tra reintegro e risarcimento -
I Ds a Cofferati: aiutaci a dire no - Ancora tensioni nell’Ulivo
Angeletti (Uil) propone il modello tedesco
ROMA. Il Governo che sbarra la
strada a una soluzione legislativa
per evitare il referendum. E, come
se non bastasse, anche l’ironia di
Fausto Bertinotti che propone di
abbinare il test referendario alle
amministrative: «Vogliono una
legge? Vedano loro di convincere
Berlusconi. Auguri». Altra giornata
difficile per i Ds ieri che, dopo i
«no» espliciti di Margherita e Socialisti
a una legge anti-quesito, si
sono appellati a Sergio Cofferati,
contrario al referendum: «A lui,
con cui abbiamo condiviso e credo
vinto la battaglia importante
della difesa dell’articolo 18 per le
grandi imprese, chiedo oggi di darci
una mano e dire no a un referendum
sbagliato», dice il capogruppo
della Quercia al Senato, Gavino
Angius.
Se l’Ulivo va in ordine sparso,
anche i sindacati prendono strade
diverse. Quella scelta dalla Uil è
stata ufficializzata nella riunione
dei vertici di ieri. «Il referendum
sull’articolo 18 è il prodotto finale
di una campagna demagogica sul
tema dei diritti ed è uno strumento
inefficace. Per questo la Uil si
farà promotrice di una nuova legge
in materia e, se non raccoglierà
il necessario consenso, deciderà
quale indicazione di voto dare».
Qual è la nuova legge proposta
dal sindacato di Luigi Angeletti?
Il modello tedesco e svedese, cioè
affidare al giudice l’alternativa tra
reintegro e risarcimento in caso di
licenziamento illegittimo superando
l’attuale logica delle soglie. E
non è escluso che la Uil suggerisca
di votare «sì» proprio per produrre
l’effetto di un vuoto legislativo
costringendo a una riforma
sull’estensione delle tutele.
Molto diversa la posizione della
Cisl. «È stato uno sbaglio riaprire
la questione con un referendum.
Ora — ha detto il leader,
Savino Pezzotta — sia chiaro a
tutti che la Cisl non accetterà mediazioni
che vadano a intaccare
quello che noi abbiamo salvaguardato
con il patto di luglio». Strada
ancora diversa per la Cgil che sceglie
quella di due iniziative di legge
popolari: una sugli ammortizzatori
estesi a tutti e una sulla revisione
del licenziamento per le
Pmi rafforzando la sanzione. Ma
anche la Cgil paga il prezzo al
referendum spaccandosi: la Fiom
conferma il sì nonostante Cofferati.
Secondo il presidente dei giovani
di Confindustria, Anna Maria
Artoni, il referendum sull’articolo
18 «sarà comunque un insuccesso».
E aggiunge: «È un tema ideologico,
rispetto al vero problema
che è la riforma del mercato del
lavoro. Lo Statuto dei lavoratori è
comunque vecchio e l’articolo 18
non lo cambia. Non solo è vecchio,
ma di fatto riguarda solo una
parte del mondo del lavoro, una
piccola parte visto che in maggioranza
vi sono lavoratori atipici, i
cosiddetti collaboratori coordinati
e continuativi che ne sono fuori.
Occorre invece ridisegnare una
nuova legge che consente di risolvere
le problematiche dell’impresa
e dei lavoratori».
Ma ieri è stata ancora la giornata
delle lacerazioni nella sinistra
con i Ds che incalzano la Margherita
dopo il «no» di Rutelli alla
legge. «La proposta di legge c’è
già», dice il capogruppo diessino
Luciano Violante che spiega: «È
la Carta dei diritti, presentata al
Senato da Tiziano Treu, che è un
esponente della Margherita, da
Giuliano Amato e altri». Dopo la
presa di posizione di Sergio Cofferati
arrivano le repliche di Fausto
Bertinotti: «Rispetto la sua posizione
ma trovo che sia contraddittoria
rispetto alla sua modalità di
rapportarsi con i movimenti. In
ogni caso spero cambi idea».