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Allarme baby-lavoro: Cofferati chiede subito la legge sul marchio sociale
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Mercoledì 8 Novembre 2000 italia - lavoro3c Allarme sul baby-lavoro Cofferati chiede subito la legge sul marchio sociale ROMA La Cgil richiama l’attenzione sul lavoro dei minori con cifre e dati allarmanti. Sono infatti 400mila i ragazzi tra i 10 e i 14 anni che lavorano illegalmente nel nostro Paese e di questi 120mila sono sfruttati. Una piaga che ha un suo rimedio: è la legge sul marchio sociale invocata ieri da Sergio Cofferati, leader della Cgil. Al momento il provvedimento si trova ancora all’esame del Parlamento ma Cofferati ha chiesto un impegno a Camera e Senato per varare le regole entro la fine della legislatura.
Il segretario generale della Cgil non ha solo chiesto maggiore attivismo ai parlamentari su questo fronte ma ha anche denunciato il silenzio di Confindustria. «Sorprende — ha detto Cofferati intervenendo nel corso della presentazione di una ricerca della Cgil sul lavoro minorile — come Confindustria insista propagandisticamente sul lavoro nero e sommerso, e allo stesso tempo, taccia sull’aspetto più odioso di questo fenomeno, vale a dire lo sfruttamento del lavoro dei bambini».
I numeri della ricerca mostrano una realtà fatta di un 12,8% di ragazzi tra i 10 e i 14 anni impegnata in attività lavorative, con una prevalenza dei maschi (53%) sulle donne (47%). Due minori su tre risiedono al Sud, un minore su tre, invece, è del Centro-Nord. Cofferati ha sottolineato come si stia affermando una «povertà materiale», che auto-esclude generazioni intere: un fenomeno da combattere perchè si riproduce nelle generazioni successive, come la povertà culturale. Il salario di un bambino varia dalle 200mila lire al mese a poco meno di un milione mentre è preoccupante la cifra di 30-40mila abbandoni scolastici di ragazzi tra i 6 ed i 14 anni che, quindi, non assolvono neppure l’obbligo scolastico.
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