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Alemanno: è urgente convocare i sindacati

giovedì 6 novembre 2003
| Pagina 28 - Economia |
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IL CASO Tremonti bacchetta Baldassarri che aveva accusato la Ragioneria di dare stime errate Pensioni, Alemanno al premier: è urgente convocare i sindacati
"Lo chiederemo al consiglio di venerdì". Bagarre sull´efficacia degli incentivi Commissione di vigilanza: allarme conti per l´Inps nel medio-lungo termine
ROMA - Il tempo stringe e per lo scontro sulle pensioni arriva il momento decisivo. Ieri sono scesi in campo i principali esponenti di An, a partire da Gianni Alemanno, chiedendo che nel Consiglio dei ministri di venerdì il nodo della previdenza venga sciolto e che Berlusconi convochi i sindacati per discuterne. Una linea in rotta di collisione con quella della Lega: «Vogliono parlarne venerdì? Va bene, poi vedremo», ha risposto gelido Roberto Maroni. Continua anche la polemica sull´efficacia degli incentivi, considerati poco appetibili dalla Ragioneria generale dello Stato. Ieri il viceministro dell´economia Baldassarri (An) ha definito «errati» i calcoli della Ragioneria mentre un comunicato di Tremonti (che avrebbe direttamente bacchettato il viceministro) ha sfumato il giudizio: «Sono valutazioni prudenziali, non errate». Di fronte all´asprezza dello scontro interno, An ha scelto di investire della questione l´intero governo. «Venerdì - ha detto Alemanno - chiederemo che sia Berlusconi a convocare le parti sociali per verificare se hanno delle controproposte sulla previdenza». Una mossa di aperta sfida a Maroni: il titolare del Welfare si è finora rifiutato di convocare i sindacati e anche ieri ha ripetuto: «Se hanno delle proposte le presentino». Alemanno chiederà dunque al Presidente del Consiglio di convocare quel tavolo di confronto che il ministro leghista non ha ancora convocato. Il viceministro Mario Baldassari, ha sintetizzato così la posizione del suo partito: «Maroni aspetta forse che i sindacati arrivino al ministero e suonino il campanello?». Ma al ministero dell´economia si chiede di superare in fretta lo stallo perché ci sono scandenze imminenti: entro il 31 dicembre l´emendamento sulle pensioni deve essere approvato dai due rami del parlamento. Altrimenti gli incentivi per chi decide di rimanere al lavoro non potranno scattare dal primo gennaio. E al ministero di via XX settembre si teme che la linea dura di Maroni possa inasprire lo scontro e allungare i tempi. Così, dopo Alemanno e Baldassarri anche La Russa ha chiesto al governo di fare «un approfondimento» sulla riforma. Approfondimento che dovrebbe sciogliere innanzitutto il giallo dei conti: quanto farà risparmiare la manovra sulle pensioni? Per Bossi «i conti vanno bene così» e per Tremonti ci potrebbero essere addirittura sorprese positive perché «non si esclude che la fiducia prodotta dalla riforma possa determinare una forte efficacia degli incentivi». Ma gli uomini di Fini vogliono verificare: «Alemanno - ha detto Ignazio La Russa - ha fatto bene a segnalare le rilevanti discrepanze emerse». Sui conti della previdenza è intervenuta ieri la Commissione parlamentare di vigilanza sugli enti previdenziali: «Non facciamoci ingannare dai miglioramenti degli ultimi anni - ha scritto - perché nel medio-lungo periodo c´è il rischio di una ricaduta». Contro la riforma è sceso in campo lamberto Dini, autore della manovra pensionistica del ´95: «La proposta del govenro è sbagliata nel metodo e nel merito». (p.g.)
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