20/1/2005 ore: 10:40
A sorpresa Letta incontra i sindacati
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martedì 20 gennaio 2005 A sorpresa Letta incontra i sindacati La scadenza è qui, dietro l’angolo. Da lunedì lo scontro potrebbe diventare frontale e, per evitarlo, rimane ancora la chance del vertice tra Marchionne e Richard Wagoner. Un vertice che non è un’invenzione della stampa. È vero che i portavoce Gm e lo stesso Devine, da sempre critico sull’accordo con Fiat, insistono: «Non c’è alcuna data». Ma è proprio quel contratto - ed erano stati gli americani i primi a sottolinearlo - a imporre una mediazione e a fissarne le scadenze. E anche se nulla vieta che Detroit, o Torino, o tutt’e due, decidano di non farne nulla e andare direttamente in tribunale, è più plausibile che intanto si voglia comunque sfruttare tutto il tempo a disposizione. Soprattutto da Gm. Magari per ulteriori istruzioni dal board. Diversa la posizione Fiat. Quali siano le richieste del Lingotto, in linea di massima, si sa: monetizzazione del put (sui 2 miliardi, si dice) per non passare al suo esercizio. È su questo che a Torino attendono segnali. Ma, almeno all’apparenza, in relativa tranquillità: «Con l’assoluta certezza dei nostri diritti - come assicura Montezemolo - e però continuando a lavorare con determinazione, indipendentemente da Gm, sullo sviluppo dell’azienda». Marchionne, aggiunge, «sta conducendo ottimamente» entrambi i fronti, put e crescita. E lui, l’amministratore delegato, che nella veloce puntata romana di ieri è passato da Capitalia (una delle banche del convertendo, sul cui conto «non ci sono novità» secondo il numero uno di Unicredit Alessandro Profumo), a sua volta glissa sul vertice con Wagoner ma non lo nega: «Posso dire solo che stasera (ieri per chi legge, ndr) torno a Torino e che anche domani sarò lì». È una conferma, indiretta, della possibilità di un incontro tra venerdì e sabato? Difficile, tra segnali tanto contrastanti, rispondere. La stessa Borsa appare disorientata. Il risultato è che, dai rialzi dei giorni scorsi, una forte attività di trading ha portato i titoli Fiat a un ribasso del 2,15%. E non si spegne, ovviamente, nemmeno il dibattito politico-sindacale. Con Guglielmo Epifani, segretario Cgil, che in un’intervista al Sole 24 Ore torna ad auspicare una veloce soluzione della questione-put ma anche «una presenza pubblica che aiuti lo sviluppo dell’azienda». E con Gianfranco Fini che, da Le Monde , replica indirettamente: «Fiat, come Alitalia, dipende dal mercato». «Un intervento pubblico - chiosa il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi - sarebbe antistorico». |