27/6/2007 ore: 11:42
«Tfr, non diffondiamo inutili paure» (G.Ferrante)
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sui Fondi negoziali» *Fiom Cgil nazionale Cominciamo dall'affermazione sui supposti vantaggi per il sindacato. Dice Scienza: «non so il perché, ma i sindacati traggono vantaggi dal trasferimento del Tfr ai Fondi». Il perché lo spieghiamo noi, chiarendo che oltre a non esserci vantaggi, semplicemente i sindacati esercitano - con impegno e fatica - l'azione propria di rappresentanza e di tutela collettiva nei confronti dei lavoratori (a partire da quanto prescritto nei contratti di lavoro). Azione di tutela che interviene a fronte di modifiche legislative che hanno cambiato il sistema pensionistico, diminuendo il grado di copertura della pensione pubblica, rendendo così necessaria un'integrazione attraverso la previdenza complementare negoziale. In generale, il sindacato organizza, anche sulle pensioni, azioni di mobilitazione a difesa degli interessi dei lavoratori, ma ha poi il compito di individuare strumenti di tutela efficaci. «Giocarsi la pensione alla roulette»: si tratta di una semplificazione inaccettabile. I Fondi negoziali, proprio per la loro esclusiva funzione sociale e previdenziale, soggiacciono a una fitta rete di controlli che non può essere ignorata. L'investimento delle somme accantonate nei Fondi risponde a criteri di prudenza e impegna somme che servono a integrare solo una quota ridotta della pensione, rimanendo la gran parte in capo alla previdenza pubblica. L'investimento, proprio perché prudente, fa si che i suoi effetti si esprimano sul lungo periodo. Il prof. Scienza però preferisce lasciar intendere che i Fondi negoziali esercitino un'attività spericolata e speculativa e sminuisce qualsiasi vantaggio i Fondi prospettino. Ingrandendo il valore delle sue argomentazioni dice: «si può integrare la propria pensione anche con gli interessi che tale somma (il Tfr) potrebbe fruttare se investita in titoli di stato o buoni fruttiferi». Ma davvero si può pensare che un risparmio fatto una volta andati in pensione possa avere lo stesso valore di uno fatto lungo il corso della propria vita lavorativa? Si può pensare che piccole cifre accantonate mese per mese possano porre a un lavoratore gli stessi problemi di un investimento che coinvolge l'intera liquidazione a fine carriera? Insomma la roulette non c'entra niente e a testimoniarlo c'è il fatto che per i metalmeccanici, sempre per fare un esempio, prima dell'avvio di questo semestre, già 500 mila lavoratori nel complesso avevano scelto liberamente di aderire al Fondo Cometa. Forse il prof. Scienza pensa che non sappiano fare i loro conti? E' la Commissione di vigilanza sui fondi pensione a certificare nella sua ultima Relazione annuale che mediamente i fondi negoziali hanno ottenuto in 7 anni (1999-2005) un rendimento del 30,4% contro una rivalutazione netta del Tfr del 22,5%. E si tratta di un confronto improprio, perché il Tfr è una sola voce salariale mentre il rendimento dei Fondi è la risultante di una pluralità di voci (tra cui il Tfr), quindi gli incrementi percentuali agiscono su montanti diversi. Pochi spiccioli, come vorrebbe sostenere Scienza? E' di lunedì 18 la lettera all'Unità di un metalmeccanico di Torino che dice: «a quasi dieci anni dall'adesione mi ritrovo con circa 2 mila euro in più che, con gli stipendi che abbiamo, non è poco». Un altro dice all'opposto: «lo lascio (il Tfr) in azienda per una scelta di tipo politico». In questo caso il discorso cambia, ma allora non parliamo più del funzionamento e dell'efficacia della previdenza complementare negoziale. |