6/7/2005 ore: 11:58
"StatoLiquido" Tremonti: il Dpef è un testo da seminario
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pagina 5 «Se negli anni passati mi avessero detto che sarei diventato vicepresidente di Forza Italia e vicepresidente del Consiglio dei ministri, non ci avrei creduto. Trovo straordinaria l’opportunità di occuparmi di politica dentro il partito, e di politica dentro il governo. Di politica non solo italiana ma anche europea. Ho avuto incontri ufficiali in Francia e Inghilterra, ho in agenda una serie di incontri in Germania. Ho scritto sulla stampa internazionale, sul Frankfurter e sul Monde, a proposito di Europa. Ho appena consegnato per la stampa le bozze di un libro che uscirà in settembre». Nel frattempo in Italia si discute il Dpef. Siniscalco ha sottolineato di non voler ricorrere a una tantum. L’Europa è stata indulgente con l’Italia e il suo deficit. Vi ha salvati la revisione del patto di stabilità. Finanza creativa, si disse. Oggi Siniscalco fa l’apologia della finanza noiosa. «Gulp! I bilanci dello Stato più noiosi che conosca sono quelli fatti da Giolitti e analizzati da Nitti: principi di scienza delle finanze, IV edizione, Napoli 1912; soprattutto l’appendice II, notizie sommarie sul bilancio dello Stato in Italia. Dove è appunto chiarissima l’ortodossa distinzione tra parte ordinaria e parte straordinaria; ma come dicevo la particolare materia mi causa ora solo profonda noia. Fermo che rivendico tutto il mio bilancio politico, dal programma a tre anni di governo, dalla riforma delle pensioni a quella del lavoro, dalla legge obiettivo all’immigrazione, tenuta sociale e tenuta sostanziale dei conti pubblici. Le una tantum servivano per evitare macelleria sociale e per mandare in fuorigioco, prima dell’Italia, Francia e Germania». Quando lei lasciò, il ministero dell’Economia aveva pronta una bozza di provvedimento legislativo: oltre alla riduzione dell’Irpef, prevedeva la lotta all’evasione fiscale, la detassazione dei trasferimenti dall’industria all’università, la trasformabilità delle università in fondazioni con l’ingresso dei privati, la semplificazione delle procedure di inizio attività economica, il premio di concentrazione per le imprese che si uniscono per crescere di dimensione. Che ne è stato? Sono emerse novità nel frattempo? «In effetti mi pare che a un anno e mezzo di distanza non siano emersi materiali nuovi, che il governo stia ancora lavorando in vario modo su quel vecchio set di norme. La lotta all’evasione via partecipazione dei Comuni non è ancora legge dello Stato ma lo diventerà presto. È giusto, perché data la geografia economica dell’Italia, non concentrata ma diffusa sul territorio, è l’unico modo per contrastare l’evasione fiscale. Mi fa piacere che finalmente lo si sia compreso. Lo stesso per quanto riguarda la ripublicizzazione delle esattorie: il vecchio sistema va riformato, perché è assurdo che su 100 euro iscritti a ruolo se ne riscuotano solo 3, con il costo di 2. Rivedere il mio vecchio testo dopo tante contestazioni e resistenze interne mi ha fatto molto piacere. La detassazione dei trasferimenti dall’industria alla ricerca e all’università è già legge dello Stato, per effetto di un emendamento di Forza Italia. La libera trasformazione dell’università è ancora sospesa per mancanza di convinzione e consenso politici, perché ancora manca il necessario consenso politico; ma sarebbe un passaggio fondamentale per la modernizzazione. Il premio di concentrazione ha visto due norme: la prima insufficiente, la seconda sbagliata; ma confido che al terzo tentativo si arriverà alla soluzione giusta. La semplificazione delle procedure è stata introdotta in un testo un po’ meno ambizioso di quello iniziale, ma siamo sulla buona strada. Francamente, dopo un anno e mezzo, non ho visto per ora molto di più. Ma quel che è stato fatto mi sembra abbastanza». Eppure l’economia italiana versa in una crisi gravissima. Che cosa si può fare per risollevarla, anche in vista della Finanziaria? «La Finanziaria non è più di mia competenza. Non ho più il dovere di formulare proposte. La via allo sviluppo è più libertà e più ricerca. Ci sono due ipotesi a cui sto pensando. Faccio una premessa: sono solo ipotesi. Immagino la valanga delle critiche. D’altra parte, solo le idee sbagliate camminano in discesa; le altre camminano in salita, quindi ci vuole un po’ di tempo». Dica. Libertà assoluta, lei dice. Non è in contrasto con il neocolbertismo, il ritorno al ruolo pubblico? E la seconda ipotesi? Resta il nodo del fisco. Come reperire le risorse necessarie per abbattere il costo del lavoro? Non solo l’opposizione ma anche parte della maggioranza fa notare il divario tra la tassazione sul lavoro e quella delle rendite. Non è tempo di provvedere? «Al principio degli Anni Novanta ho scritto sullo spostamento dell’asse fiscale "dalle persone alle cose". Questa idea diventa politica nel libro bianco per la riforma fiscale pubblicato dal primo governo Berlusconi. Di allora ricordo con commozione una bellissima lettera ricevuta da Carlo Maria Cipolla. Il governo Prodi è andato nella direzione opposta: il lavoro ha continuato a pagare imposte altissime; la discesa delle aliquote è stata sulle rendite finanziarie. Sulle rendite finanziarie pagano comunque di più i depositi bancari e postali delle gestioni patrimoniali, i poveri più dei ricchi. È un sistema regressivo che va riformato, ed era già chiaro. I soloni accademici non se ne sono accorti allora, se ne accorgono solo ora, con il solito ritardo di molti anni. In ogni caso, sulle rendite finanziarie si deve fare una riforma, non si può fare una manovra; tanto più una manovra retroattiva, che sarebbe incostituzionale o immorale. E per una riforma sulle rendite finanziarie è necessario il ritorno delle rendite stesse: se il rendimento reale è pari all'inflazione, aumentare l’imposta vuol dire che non tassi un reddito ma un pezzo di patrimonio». «Il partito unico non è un prodotto di sintesi, è un processo. Il tempo del passaggio dai partiti e dai movimenti esistenti a un nuovo corpus unitario non si misura con l’orologio ma con il calendario. In ogni caso, il processo può svilupparsi in concreto solo dopo una modifica della legge elettorale attuale». Quale modifica? Casini ha chiuso il congresso dell’Udc con un manifesto dei valori cattolici. Non vede messa in discussione la laicità dello Stato? «Sul rapporto tra Stato e Chiesa la mia attività politica risale alla metà degli Anni Ottanta, ai lavori della commissione paritetica per il finanziamento della Chiesa cattolica, alla costruzione dell’8 per mille. Come allora, ancora mi ci riconosco in pieno. Per quanto riguarda i valori e l’identità, mi riconosco pienamente nella relazione alla legge di iniziativa popolare sull’immigrazione Berlusconi-Bossi-Tremonti, la base su cui è costruita la legge vigente: l’apertura all’esterno è possibile solo sulla base del consolidamento interno». A ottobre il centrosinistra farà le primarie per designare il candidato premier. Nel centrodestra già le chiedono Follini e Formigoni. E lei?
Aldo Cazzullo
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