13/10/2005 ore: 11:38
"StatoLiquido" Si arrabbiano le deputate della Cdl
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Pagina 2 PrimoPiano INUTILI LE RASSICURAZIONI DEL PREMIER DANIELA SANTANCHÉ LA PIÙ SCATENATA si arrabbiano le deputate della Cdl ANTONELLA RAMPINO Un vertice di maggioranza chiesto ieri da Stefania Prestigiacomo, e capitanato da Gianfranco Fini, per trovare una proposta sulle quote rosa che fosse potabile, e votabile, da tutto il centrodestra. L’intervento appassionato in aula di Sandro Bondi. E Daniela Santanché smagliante per tutto il giorno su e giù lungo il Transatlantico, «aspetti e vedrà, col voto palese non ci saranno problemi, festeggeremo le quote rosa, sarà la più importante vittoria della Casa delle Libertà». Niente, non c’è stato niente da fare. La Cdl ha ingoiato la pillola avvelenata del voto segreto richiesto da pezzi misogini del centrosinistra, e compattamente ha votato contro se stessa. Il nuovo partito del Franco Tiratore, duecento deputati di ogni colore di centrodestra, ha impallinato tutti gli sforzi di Prestigiacomo, Fini, Bondi, Berlusconi. Al presidente di Alleanza Nazionale non è rimasto che sibilare a denti stretti, «una bella prova di stupidità», mentre Berlusconi correva a tranquillizzare Gabriella Carlucci, «non ti preoccupare, sarai sempre nostra candidata». E la Santanché è finita sull’orlo della crisi di nervi, a testa bassa contro Emerenzio Barbieri, «Non ti voglio più vedere, capito? Mai più, capito? Cancellami dal tuo convegno di domenica, capito?». Una crisi, raccontano, l’aveva già avuta in mattinata anche Stefania Prestigiacomo. Quando aveva letto il testo dell’emendamento della Cdl, aveva prima masticato amaro davanti alla quota-Baghdad, un misero 25 per cento, e senza alternanza uomo-donna nelle liste. E poi, quel terribile capoverso, per non candidare le donne basta pagare una multa dal 10 a un massimo del 50 per cento sul finanziamento dei partiti (per la cronaca: la quota meno rilevante del flusso di danaro che entra nelle casse delle forze politiche). No, era troppo: «Io questo non lo firmo neanche morta». Qualcuno giura che l’occhio del ministro per le Pari opportunità si sia fatto umido. A quel punto, in commissione Affari costituzionali, l’emendamento non aveva più né padre, né madre. Prontissimo, Donato Bruno ha afferrato il foglio e proceduto a siglare. Raccontano poi che, per tutto il giorno, i commenti delle forziste Isabella Bertolini, divorzista di grido, e di Iole Santelli, sottosegretario di sfondamento, non sian stati poi tanto diversi da quelli di un diessino a trentadue carati come Pierluigi Bersani: «Ecco qua la loro proposta: per non candidare una donna, basta pagare. Comprare, vendere, la politica berlusconiana è questa». |