10/11/2006 ore: 11:33

"Servizi" Catricalà: «Troppi freni alle liberalizzazioni»

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    venerd? 10 novembre 2006

    Pagina 39 - Economia

    Il presidente dell?Antitrust, Catrical?: ho dovuto moderare l?entusiasmo che avevo sul decreto Bersani
      ?Troppi freni alle liberalizzazioni
      si affossa la ripresa economica?
        corporativismo
        Non bisogna cedere alle
        istanze corporative.
        So che si stanno studiando
        disegni di legge che puntano
        a ripristinare il sistema
        precedente in alcuni settori
        resistenze
        Ci sono resistenze da parte di
        pubblica amministrazione,
        farmacisti, banche e professioni
        E sui tassisti il governo ha
        lasciato i Comuni un po' soli

        GIOVANNI VALENTINI

        ROMA - ?La concorrenza pu? essere il motore della ripresa economica, com?? gi? avvenuto del resto in altri Paesi, a cominciare dagli Stati Uniti d?America. L? ha prodotto uno sviluppo che nessun?altra leva politica, n? fiscale n? creditizia, avrebbe potuto comportare?. In un?intervista rilasciata a Repubblica RadioTV, il presidente dell?Antitrust, Antonio Catrical?, fa il punto sull?attuazione del "pacchetto Bersani" e lancia un appello pubblico a proseguire con determinazione sulla strada delle liberalizzazioni.

        ?In questi ultimi tempi - prosegue - ho dovuto moderare l?iniziale ottimismo che nutrivo all?indomani del decreto Bersani?. E spiega: ?Ho visto che ci sono molte resistenze, forse troppe e particolarmente forti. Ho trovato resistenze nella pubblica amministrazione, per tutto ci? che riguarda il pubblico servizio e le aziende municipalizzate. Ho trovato resistenze nelle professioni, nei tassisti, nella distribuzione dei farmaci e perfino nel sistema bancario ad accettare i nuovi principi introdotti dalla riforma?.

        Vuol dire che sta diventando pessimista sul futuro delle liberalizzazioni nel nostro Paese?
          ?No, tutto questo non mi fa perdere la speranza. Sappiamo che la strada delle liberalizzazioni ? dura e difficile. E sappiamo anche che il decreto Bersani non ? solo un fatto simbolico, ma ? misurabile economicamente. L?Italia ? un Paese fortemente conservatore, non ama i cambiamenti. ? un Paese dove esistono forti incrostazioni, dove sono tollerate incompatibilit? e conflitti d?interesse come peccati veniali e perci? viene mantenuto lo "status quo", viene difeso il privilegio?.

          E allora, che cosa si deve fare?
            ?Non bisogna cedere alle istanze corporative. So che si stanno gi? studiando disegni di legge per ripristinare il precedente sistema in diversi settori e invece bisogna insistere, laddove sono stati delegati poteri e funzioni agli enti locali affinch? attuino le riforme. Per noi dell?Antitrust, questa ? una necessit? assoluta. Anche perch? insieme alle riforme sono stati attribuiti nuovi poteri all?Autorit? e noi intendiamo utilizzarli fino in fondo, come abbiamo gi? fatto due volte: una contro una circolare dell?Abi che suggeriva alle banche alcuni espedienti e l?altra contro i grossisti farmaceutici che si rifiutavano di rifornire le cosiddette parafarmacie?.

            Nel settore bancario, sono in atto diverse fusioni come quella fra Banca Intesa e San Paolo. Lei ritiene che questa tendenza possa favorire i consumatori, riducendo i prezzi dei servizi e migliorandone la qualit??
              ?Le aggregazioni, di per s?, dovrebbero produrre economie di scala. Ma non ? detto che queste si percuotano sui risparmiatori, a loro vantaggio. ? necessaria una maggiore concorrenza per innescare la molla che spinge ad abbassare i prezzi. E questo lo deve fare il mercato. Noi dobbiamo vigilare che non si formino troppi intrecci azionari e non consentano un gioco al rialzo: certo, la presenza dello stesso socio in pi? entit? bancarie, non favorisce la competizione?.

              Un altro capitolo dolente per i cittadini, soprattutto per quelli pi? anziani e meno abbienti, riguarda i farmaci e le farmacie...
                ?S?, riguarda le tasche dei cittadini e riguarda anche l?erario perch? la spesa farmaceutica ha superato ormai il 50% di quella sanitaria complessiva. Qui occorre senz?altro un intervento pi? deciso: bisogna favorire la domanda di farmaci equivalenti, meno costosi di quelli griffati ma altrettanto efficaci, eliminando i pregiudizi culturali che ancora persistono. ? un settore che pu? avere un grande sviluppo, come in America e nei Paesi anglosassoni. Con la diffusione dei farmaci da banco anche nei supermarket, dove comunque occorrer? la presenza di un farmacista, si prevedono 5.000 nuove assunzioni nel prossimo anno?.

                La "guerra dei taxi", intanto, continua. Il problema si pu? risolvere soltanto con l?aumento delle licenze?
                  ?Non solo con l?aumento licenze, ma questo resta il passaggio centrale. Altrimenti, se l?offerta continua a rimanere limitata, non si potranno concordare n? le tariffe n? la qualit? del servizio. Poi, occorrono anche altri strumenti: per esempio il cosiddetto taxi-sharing, cio? la possibilit? di usare lo stesso taxi per pi? passeggeri che compiono il medesimo tragitto. In questo caso, per?, il governo ha lasciato un po? soli i Comuni e ha fatto gi? marcia indietro: sarebbe stato meglio mantenere l?impostazione originaria del decreto?.

                  Una volta si diceva che le privatizzazioni non funzionano senza una vera liberalizzazione del mercato. A che punto siamo?
                    ?Purtroppo, ? in atto un rallentamento nella privatizzazione sia delle societ? che gestiscono reti strategiche sia nei servizi locali. Anzi, per le municipalizzate il fenomeno ? esponenziale. Noi riteniamo invece che lo Stato debba essere pi? snello: lo Stato migliore ? meno Stato possibile. In Italia, la Pubblica amministrazione continua ad avere un ruolo eccessivamente invasivo, e talvolta addirittura oppressivo, nei confronti del cittadino?.