«Salari differenziati tra Nord e Sud»
Il Libro bianco sul lavoro: la concertazione va superata. Tremonti: pensioni, spero nell’intesa con i sindacati
ROMA - Salari più bassi nel Mezzogiorno, meno vincoli per le assunzioni e i licenziamenti, più importanza al contratto decentrato, uffici di collocamento privati, contratto «individuale», part time più flessibile, contratto di lavoro «intermittente» o «a chiamata» e contratto «a progetto», incentivi per l’azionariato dei lavoratori, referendum consultivo prima degli scioperi nei servizi pubblici. È ricco di proposte il Libro bianco sul mercato del lavoro che oggi il ministro Roberto Maroni illustrerà a sindacati e imprese. In 90 pagine di testo il governo si propone l’ambizioso obiettivo di cambiare le regole del gioco per adeguarle a un mondo del lavoro che non è più quello di trent’anni fa quando fu varato lo Statuto dei lavoratori. Al suo posto si propone uno «Statuto dei lavori» che contenga solo «un nucleo essenziale di norme e principi inderogabili» per tutti i lavoratori, lasciando alla trattativa «collettiva e individuale» la definizione di garanzie aggiuntive. «Il processo di rimodulazione delle tutele caratteristiche del lavoro subordinato - avverte il governo - riguarderà anche il profilo della stabilità dell’occupazione. A tal proposito si potrebbero ipotizzare per alcune categorie di lavoratori e/o per determinate tipologie contrattuali, meccanismi di tipo risarcitorio ovvero garanzie crescenti a seconda dell’anzianità di servizio». Si immagina cioè, precisa il rapporto, «un sistema di tutela a geometria variabile». Esclusi i licenziamenti discriminatori, comunque inammissibili, il governo sottolinea che solo in Italia è previsto il reintegro obbligatorio (cioè la riassunzione) del lavoratore licenziato senza giusta causa. All’estero, invece, l’azienda paga un risarcimento al licenziato. Sottoposta a un radicale ripensamento è anche la concertazione, cioè la politica degli accordi tra governo, sindacati e imprese seguita negli ultimi dieci anni per favorire il risanamento del bilancio e l’ingresso del Paese nell’euro. «È del tutto evidente l’impossibilità del modello concertativo di affrontare la nuova dimensione di problemi economici e sociale». Da ora in poi, anche nella trattativa sul Libro bianco, si procederà secondo il metodo del «dialogo sociale»: il governo dirà quali riforme vuole fare e darà un tempo limitato alle parti sociali per trovare un accordo, in mancanza del quale sarà il governo stesso a decidere, «senza pretendere unanimismi». Obiettivo finale è l’aumento del tasso di occupazione (più basso in Italia di 10 punti rispetto alla media Ue), soprattutto nel Sud. Qui, ammette il rapporto, i salari sono già inferiori, ma, considerati i livelli di produttività, meno «di quello che sarebbe necessario» per favorire l’occupazione. È necessaria quindi «una accentuata differenziazione dei salari reali» tra Nord e Sud. Ma prima bisogna rimuovere una barriera: «La centralizzazione della contrattazione» che «ostacola gli aggiustamenti relativi dei salari». Il governo sollecita le parti sociali a trovare un accordo su due punti: un contratto nazionale limitato alla salvaguardia del «potere d’acquisto delle retribuzioni minime» e un contratto decentrato per «rendere più flessibile la struttura della retribuzione». Il governo aprirà un confronto sul Libro bianco anche con le Regioni all’insegna del federalismo nel diritto del lavoro.
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Enrico Marro
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 Economia
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