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12.11.2003 «Porteremo milioni di lavoratori in piazza» Epifani: andiamo avanti con la mobilitazione. Pezzotta: l’esecutivo deve darsi una regolata
DALL’INVIATO Giampiero Rossi
BRESCIA Un colpo di fiducia per mandare avanti la controriforma previdenziale? I sindacati dicono un no compatto e promettono battaglia al già traballante esecutivo delle promesse non mantenute. «Sulle pensioni il governo cerca di occultare la verità - commenta secco il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani - ma la maggior parte dell'opinione pubblica ormai ha capito; non è in gioco una riforma del sistema per renderlo magari ancora più giusto e sostenibile è in gioco un modo di fare cassa alle spalle dei lavoratori. Un modo di far cassa - sottolinea il leader sindacale - che è finalizzato ad ottenere il via libera da Bruxelles ad una manovra finanziaria che la stessa Bruxelles altrimenti non potrebbe approvare». È chiarissima la replica che sindacati mandano a Palazzo Chigi: «L'unica risposta è una grande mobilitazione. A cominciare dalla manifestazione del prossimo 15 novembre a Reggio Calabria e da quella del 6 dicembre, quando dovremo portare in piazza milioni di persone», ribadisce infatti il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, che condivide la valutazione di Epifani sugli atteggiamenti del governo di fronte alla questione previdenziale: «Ormai con questa vicenda delle pensioni nessuno ci capisce più niente. Ci sono ministri che invitano al dialogo, altri che confermano i provvedimenti, altri che chiedono proposte alternative e chi chiede che sia posta la fiducia. Devono darsi una regolata!». Secondo il leader della Cisl, tuttavia, la possibilità di porre la fiducia si andrebbe a scontrare con le aperture di parte del governo. «Voglio vedere come fanno - osserva Pezzotta - come si comportano con chi invita al dialogo». La posizione del sindacato invece è chiara: «Gli unici nel paese ad aver in dicato un percorso chiaro di riforma sono i sindacati», afferma infatti Pezzotta, che conferma come i sindacati «non abbiano ricevuto nessun segnale se non quelli contraddittori che indicano che la volontà di cambiare il progetto non c'è». E, a sua volta, il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, rincara la dose: «Non mi sembra che il governo sia realmente intenzionato a trattare sulla riforma delle pensioni. A giudicare dalla sua immobilità, visto che non sta facendo proposte alternative, al momento non ci sono le condizioni per una trattativa. Per trattare - dice - bisogna essere in due, mica possiamo fare tutto da soli. Ora abbiamo un lungo programma di iniziative che arriva fino alla manifestazione del 6 dicembre». Berlusconi, Tremonti e Maroni, insomma, hanno agito in modo da non lasciare spazio a dubbi di sorta nel fronte sindacale, più che mai unitario per la battaglia sulle pensioni. Ma anche i (deboli) contenuti della manovra economica si prestano a pesanti critiche: «È una finanziaria senza idee, soprattutto per quanto riguarda l'innovazione ed ha un'azione doppiamente regressiva - sottolinea Guglielmo Epifani, nel suo intervento all’attivo della Cgil di Brescia - non solo non aiuta lo sviluppo ma taglia anche sui diritti che sono invece un fattore di sviluppo. Di fronte a queste manovre sgangherate i sindacati sono uniti: il giudizio è comune e l'unità è destinata, probabilmente, ad aumentare». Il segretario della Cgil non rinuncia però a ricordare che «quando abbiamo detto no al patto per l'Italia ci siamo divisi dalle altre sigle ma i fatti ogni giorno ci danno ragione. Ed il governo non rispetta gli impegni nemmeno con chi aveva firmato con lui aprendo così nuove contraddizioni. Certo - conclude - il governo continuerà a tentare di dividerci ma lo sappia una volta per tutte: se decidiamo di non andare d'accordo lo decidiamo tra di noi». La visita nella seconda città della Lombardia conduce il numero uno della Cgil a tornare sul decisivo tema del declino industriale, riprendendo l’allarme lanciato dal segretario della Camera del lavoro di Brescia, Dino Greco, che segnala i sintomi di indebolimento di un’area storicamente solida e competitiva: «C'è un problema di difficoltà industriale che riguarda l'Europa e l'Italia - spiega Epifani - è evidente che in una città come Brescia che in Italia è uno dei poli industriali d'eccellenza, la possibilità di evitare il declino implica una scelta di politica di sviluppo diversa da quella che il governo mette in campo. C'è bisogno di fare questa riflessione qui a Brescia per evitare che nel futuro i contraccolpi sull'occupazione e sulle identità di questa città possano essere numerosi. La Camera del Lavoro - aggiunge - è impegnata in questo lavoro e io personalmente voglio seguire questo lavoro della Cgil bresciana perché mi sembra un modo corretto per il sindacato di indicare le vie dello sviluppo in una condizione particolarmente difficile per la competizione internazionale». Perché altrimenti l’unica prospettiva per il futuro sarà quella di una «devastazione industriale».
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