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«Pensioni, riforma da carbonari»
«Pensioni, riforma da carbonari»
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martedì 15 maggio 2007
Pagina 37 - Economia
IL CASO
Seminario Fondazione Debenedetti-Bocconi. "I giovani non vengono informati sui trattamenti futuri". Rallenta l´anzianità
"Pensioni, riforma da carbonari"
Boeri e Nicola Rossi: troppi silenzi e ritardi nel negoziato
MILANO - «Vogliamo aumentare le pensioni più basse - ha detto il ministro del Welfare Cesare Damiano - soprattutto quelle che avevano pagato i contributi. Poi vogliamo, per i giovani, consentire di totalizzare tutti i contributi, permettere un riscatto più vantaggioso della laurea, dare contributi figurativi nei momenti di disoccupazione». E intanto buone notizie arrivano dalle pensioni di anzianità, scese del 22% nei primi tre mesi 2007 sullo stesso periodo 2006. Il negoziato sulla prossima riforma delle pensioni non è ancora cominciato, come auspicato da Tommaso Padoa-Schioppa, ma il metodo con cui si sta procedendo non piace a molti, in particolare al mondo accademico. Lo si è percepito chiaramente ieri al seminario organizzato dalla Bocconi e dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti dal titolo "The future of pension systems in the european gerontocracies" quando hanno preso la parola sia Tito Boeri che Nicola Rossi. «C´è un silenzio assordante non tanto, come dice Montezemolo, sulle proposte di Padoa-Schioppa, ma piuttosto riguardo che cosa stanno discutendo governo e sindacati: stanno facendo una "concertazione carbonara"», ha detto Boeri. Il quale il 2 aprile scorso insieme a Guido Tabellini ha pubblicato sul sito La Voce. info un articolo dal titolo eloquente: "Informare per riformare". In cui si lamenta una sostanziale mancanza di informazione sui contenuti di una riforma delle pensioni che entro la fine di giugno dovrà vedere la luce. Governo e sindacati si stanno cucinando tutto da soli senza chiamare al tavolo coloro, i giovani d´oggi, sui quali peserà effettivamente il costo della riforma. Nicola Rossi ha ricordato come l´unica riforma che è stata veramente dibattuta tra i lavoratori e anche nelle fabbriche è stata la Dini del 1995. «Solo quando una classe politica si spende in prima persona discutendo nel merito dei problemi si riesce a fare qualcosa di buono - sostiene Rossi - ma questo significa che qualora si fallisca occorre trarne le conseguenze». «Il senso del libro di Galasso - ha aggiunto Rossi - mi pare che sia principalmente uno, che la classe politica professionale non è adatta a fare una riforma delle pensioni».
In effetti nel libro "The political future of social security in aging societies" il professor Vincenzo Galasso analizza i sistemi previdenziali in sei paesi dell´Ocse introducendo il concetto di "sostenibilità politica", anziché finanziaria, delle riforme pensionistiche. Un elettorato molto anziano (nel 2050 l´età mediana tra gli elettori italiani sarà di 56 anni, contro i 46 attuali) domanderà pensioni più generose anche se il rendimento interno del sistema previdenziale si ridurrà. Una riforma è dunque necessaria, e allora perché non dar seguito alle due misure già approvate negli anni scorsi: e cioè l´aumento dell´età di pensionamento da 58 a 60 anni dal gennaio 2008 (riforma Maroni 2004) e la revisione dei coefficienti di trasformazione prevista dalla riforma Dini del 1995? «Aumentare l´età di pensionamento è un ottimo deterrente politico - spiega Galasso nel suo libro - poiché allontana il momento della fruizione delle pensioni e contribuisce a "ringiovanire" l´elettorato». Ma come convincere gli elettori a posticiparla? «I giovani d´oggi scopriranno di essere più poveri dei loro padri e saranno costretti a lavorare fino a quasi 70 anni», è l´amara conclusione di Galasso.
(g. po.)
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