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venerdì 26 gennaio 2007
Pagina 9 - Economia
L´INTERVISTA
Il segretario generale Angel Gurria: mantenere il dialogo con i sindacati. Bene le liberalizzazioni
L'Ocse spinge per la riforma "Alzate l'età pensionabile"
costi e benefici Gli interventi hanno costi nel breve periodo e vantaggi alla lunga Bisogna spiegarlo
DAL NOSTRO INVIATO ELENA POLIDORI
DAVOS - «La riforma delle pensioni e le liberalizzazioni sono una scelta obbligata», dice il messicano Angel Gurria, segretario generale dell´Ocse, mentre sorseggia un caffè tra un meeting e l´altro del forum di Davos. «E´ un fatto di costi, di mercato. Ma come tutte le riforme i cui vantaggi si vedono solo nel medio-lungo periodo, sono politicamente poco paganti. Ci vuole coraggio, per portarle avanti».
Il governo italiano ce l´ha, il coraggio, secondo lei?
«Penso di sì, anche se la coalizione ha i suoi problemi. Ma sa cosa dico sempre io ai messicani? Quando due mesi fa Calderon ha vinto le elezioni con uno scarto dello 0,6% scarso, ricordavo proprio il caso italiano: se ce l´hanno fatta loro... »
Ma un conto sono i risultati del voto, un altro la forza per fare le riforme.
«Certo: di per sé le coalizioni sono instabili e con poca differenza è difficile muoversi. Ma io, nella mia posizione, farò il possibile per spingere il governo in questa direzione e dunque per spiegare all´opinione pubblica che le riforme hanno costi nel breve periodo e vantaggi alla lunga. Verrò a Roma, a fine febbraio, proprio per incontrare Prodi e Padoa Schioppa e altri membri del governo».
Li conosce già?
«Da anni e li rispetto molto. Con il premier ho parlato ancora un mesetto fa. Con Tommaso siamo in contatto fin da quando si occupava del debito estero dell´America Latina. Vedrò anche D´Alema e Bersani e forse pure i ministri della salute e dell´istruzione. Poi sono in agenda incontri con la Confindustria, i sindacati, alcuni accademici, un paio di think-tank, i media. E´ una visita ufficiale di due, tre giorni».
Per dire cosa?
«Per riconosce ciò che va bene e segnalare quello che va fatto: liberalizzazioni e pensioni, appunto, ma anche riforme per migliorare la competitività, per rendere il mercato del lavoro più flessibile e per aiutare chi al lavoro rinuncia, costretto da vincoli, tasse e quant´altro che lo rendono sconveniente».
Nel dettaglio: sulle pensioni che bisognerebbe fare?
«Alzare l´età pensionabile di 2-3 anni come è naturale, visto che si allungano le aspettative di vita e migliora la qualità del vivere. Va tenuto conto di questo legame: è un fatto naturale e intelligente. Inoltre, bisogna assicurare a chi lascia il lavoro una pensione generosa, degna. Sono reduce da una analoga missione a Copenaghen dove si lavora proprio in una analoga direzione».
Sulle liberalizzazioni?
«Dipende dai paesi. Ma di sicuro meno sono i vincoli, meglio è, altrimenti non c´è modo di assicurare la concorrenza. I paesi non possono isolarsi, questo è certo».
Cosa altro bisogna fare?
«Bisogna non dimenticarsi della formazione professionale perché se si lavora più a lungo occorre anche acquisire nuove capacità, aggiornarsi. E bisogna mantenere aperto il dialogo con il sindacato: le riforme richiedono sempre una buona concertazione con le parti sociali».
E cosa va già bene, in Italia?
«La congiuntura, per esempio: la crescita c´è, le entrate fiscali aumentano, con evidenti benefici sul bilancio pubblico. Il deficit è già sceso sotto il 3% e questa è senz´altro una buona notizia. Bisogna proseguire, però, per almeno due ragioni. Perché rientrare negli obblighi previsti è il minimo e perché i tedeschi sono già all´1,9 e i francesi vanno anche loro bene».
Altri suggerimenti?
«Vedremo a Roma».
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