8/3/2007 ore: 11:42
"Pensioni" Epifani vuole il tavolo fisso
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Pagina 5 Epifani vuole il tavolo fisso Anche il leader cislino Bonanni - che pur bocciando la revisione dei coefficienti di trasformazione ha annunciato l'altro giorno che «sull'innalzamento dell'età minima per andare in pensione a 58 anni si può ragionare» - ha sottolineato che «la convocazione del governo sta tardando, francamente non capisco Prodi che ad ogni pie' sospinto annuncia incontri che non avvengono mai». Ma mentre Epifani boccia le proposte di Padoa-Schioppa, Bonanni apre al suo metodo e cioè quello di proporre una discussione unica su tutto, che vada da pensioni, precariato, pubblico impiego: «anche io sono d'accordo che bisogna discutere di tutto», dice Bonanni, anche se poi sull'ipotesi di riforma del sistema pensionistico boccia «chi vuole fare l'apprendista stregone con gli altri Paesi europei», individuandolo in «qualche rappresentante delle banche centrali, qualche membro di circoli esclusivi economici che abbiamo sempre nei governi italiani». E quindi si torna sempre a lui, a Tps. Dal ministero dell'Economia il «no comment» alle parole di Epifani è secco ma anche la necessità di rivedere i coefficienti, come previsto dalla legge Dini. Ma mentre sull'innalzamento graduale dell'età il governo sembra aver trovato una linea comune (l'idea sarebbe quella degli «scalini selettivi» come pure quella di tener fuori i lavori usuranti), sulla revisione dei coefficienti il Tesoro mette l'accento, il Lavoro meno. Qui si pensa a ritocchi, preservando le fasce più giovani, che sarebbero quelle più penalizzate, con adeguate compensazioni e quindi a una revisione «selettiva», proprio come il passaggio graduale dallo scalone agli scalini. O si guarda a quella «quota 95», mix graduale di aumento dell'età e dei contributi, tanto cara alla Cisl ma per ora indigesta alla Cgil. La quale però - almeno in alcuni suoi settori - è meno intransigente su una revisione graduale dei coefficienti mentre la Uil si attesta su una posizione classica, quella del documento comune firmato dai tre sindacati poco tempo fa: innalzamento dell'età basato solo sulla volontarietà e gli incentivi, no ai disincentivi, no alla revisione dei coefficienti. Certo è - di questo ne sono convinti, al ministero del Lavoro - che sarà la discussione sugli ammortizzatori sociali, compresa nel tavolo sul welfare, che tiene dentro lo spinoso capitolo pensioni, a dare la chiave di volta per riformare, come chiede il governo, o per fare «solo un po' di manutenzione», come vorrebbero i sindacati, il sistema. E che, in ogni caso, ragionano a via Veneto, solo mixando assieme ammortizzatori sociali, riforma del mercato del lavoro, nuove risorse a disposizione e politiche per lo sviluppo si possono dare risposte ai giovani, che rischiano pensioni bassissime, e agli anziani, che le hanno già al minimo. Rimane che della convocazione di questo come degli altri due tavoli (sviluppo, anch'esso molto caro ai sindacati, e pubblico impiego) a oggi non vi è traccia: la crisi di governo ha fatto slittare la data, la politica di temporeggiamento di palazzo Chigi ha fatto il resto. Vero è che le resistenze della sinistra radicale sono ancora molte, anche se su di loro pende la minaccia dell'asse riformista («se ci fate temporeggiare ancora vi tenete lo scalone») a fare presto e l'offensiva sempre di Ds e Dl che vogliono usare il “tesoretto” fiscale delle maggiori entrate previste (tra i 6 e gli 8 miliardi, forse) per abbassare l'Ici e introdurre sgravi alle famiglie. Proprio quanto non piace a Epifani, incalzato da un'ala sinistra pronta persino allo sciopero generale, come ribadiva ieri il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini, «se venisse confermato dal governo quanto uscito dai giornali sulle pensioni». Treu chiede di chiudere il confronto «prima» delle elezioni amministrative e gli stessi sindacati temono le turbolenze politiche, dentro il governo e tra i partiti della coalizione. Ma palazzo Chigi, per ora, resta ancora silente. |