21/3/2005 ore: 12:10
«Non cancellare la legge Biagi»
Contenuti associati
sezione: ECONOMIA ITALIANA - pagina 16 Lettera di Piero Fassino alla famiglia: « Abbiamo il dovere di continuare la sua opera di riformista » «Non cancellare la legge Biagi» Prodi: ok alla mobilità per imparare un mestiere Maroni: ostacoli della burocrazia Ue sul lavoro B. F. Anche il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, che all'epoca dell'omicidio era segretario della Cgil, ha ricordato Biagi come « uomo di cerniera », un riformista che come Tarantelli, Ruffilli e D'Antona « ha messo in campo la propria esperienza per dare soluzioni e risposte ai problemi della società » . Un giudizio apprezzato dal coordinatore nazionale di Fi, Sandro Bondi: « Le polemiche del passato sono ormai alle spalle e lo stesso sindaco Cofferati credo abbia ammesso il proprio errore quando ha attaccato violentemente la figura, l'opera e l'impegno riformista di Marco Biagi » . E proprio degli effetti della legge 30 e, soprattutto, di come sia cambiato negli ultimi anni il mercato del lavoro ha parlato il ministro del Welfare, Roberto Maroni, concludendo i lavori del convegno internazionale organizzato dalla fondazione Marco Biagi assieme ad Adapt e patrocinato dall'Università Luiss. « Contrariamente a quanto sostengono alcuni, l'obiettivo del lavoro di Biagi e della legge che ne porta il nome è stato anzitutto quello di disciplinare i rapporti di centinaia di migliaia di lavoratori fino ad allora privi di diritti e di tutele», ha detto Maroni con riferimento « ai due milioni di co. co. co » stimati dall'Inps. Il ministro ha quindi ricordato l'aumento degli occupati verificatosi negli ultimi anni « grazie agli interventi decisi dal Governo anche prima della legge Biagi » e ha respinto la tesi espressa poco prima da Andrea Brandolini ( Banca d'Italia) sul rischio di un'eccessiva precarizzazione del rapporto di lavoro. « Questo Governo, contrariamente ai precedenti — ha detto Maroni — ha avuto il coraggio di portare avanti una strategia di cui Marco Biagi è stato certamente l'ispiratore, nonostante per contrastarla ci siano stati ben sette scioperi generali ». Ma il ministro ha sferrato anche un nuovo attacco alla cosiddetta «burocrazia europea ». « Bruxelles chiede di sostenere l'occupazione e lo sviluppo eppure tutti gli strumenti utilizzati a questo fine — ha stigmatizzato — sono stati ostacolati dalla Commissione, a partire dai contratti di formazione lavoro » . Per questo occorre « rivedere le regole » , sostiene Maroni che comunque si dichiara disponibile a un « coordinamento aperto ». E sul confronto con la Ue ha insistito anche Giuliano Cazzola ( Social Protection Committee Ue), secondo cui è indispensabile dotare di forza gli obiettivi di Lisbona, « introducendo parametri vincolanti per gli Stati simili a quelli previsti dal Trattato di Maastricht per garantire la stabilità dei conti » . Il problema principale per l'Italia resta però la difficoltà di inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. |